Come la perdita di due vecchi amici

(Giorgio Massignan) Sono rimasto scosso dalla reazione emotiva di tante e tanti veronesi per il taglio di due vecchi alberi che, da sempre, sono stati testimoni silenziosi della vita che si svolgeva nella zona dove, da molti decenni, le loro fronde regalavano ombra e fresco.

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Gli alberi come riferimento sentimentale

Ho visto persone piangere di fronte al loro smembramento, alla violenta caduta dei rami con le pigne resinose e, infine, al taglio. Per molti abitanti della zona, quelle piante rappresentavano un riferimento sentimentale, come dei vecchi e saggi nonni a cui raccontare le proprie gioie e sofferenze. Alcune persone, nate in quei luoghi, erano cresciute e invecchiate all’ombra di quei rami e il profumo della loro resina le riportava indietro nel tempo.

Non si tratta di sensazioni da letteratura preromantica, ma dell’identificazione degli abitanti con il luogo in cui risiedono e soprattutto con gli elementi vivi che crescono e invecchiano assieme a loro. Il taglio di quei due alberi, seppure vecchi ma ancora vivi, ha provocato lo stesso profondo dolore che si prova per la perdita di un vecchio amico. Quei due alberi erano un riferimento sicuro, presente in ogni stagione, climatica ed esistenziale.

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Se le perizie tecnico-scientifiche e i parametri di sicurezza non permettevano di mantenere una speranza di salvezza per quegli alberi, il modo in cui la vicenda è stata risolta è stato il più crudele e sbagliato. Si cita sempre la partecipazione dei cittadini alla vita della propria città, ma quando l’amministrazione pubblica decide di intervenire in maniera drastica, abbattendo dei vecchi e simbolici alberi, lo fa senza preoccuparsi di informare per tempo e di preparare i residenti, spiegando loro le motivazioni e accettando il confronto con altri tecnici scelti dagli abitanti e con altre perizie. Se i responsi fossero coincisi, i residenti se ne sarebbero fatti una ragione, mentre così il dubbio rimane