(di Francesca Romana Riello) La cucina chiusa dopo il controllo dell’Ulss, le blatte trovate nei locali e i pasti che dal 28 agosto arrivano dall’esterno. Il caso di Villa Monga diventa politico. A chiedere che i vertici dell’Istituto Assistenza Anziani riferiscano in Consiglio comunale è Paolo Rossi, capogruppo di Verona Domani, che parla di un intervento arrivato troppo tardi e chiede chiarimenti sulle condizioni della cucina e sui tempi con cui l’ente ha affrontato il problema.
«L’igiene non è un optional rimandabile», attacca Rossi, secondo il quale quanto accaduto non può essere liquidato come un inconveniente legato ai lavori già previsti nella struttura.
La cucina centralizzata dell’IAA è stata temporaneamente fermata dopo una verifica del Servizio igiene degli alimenti e della nutrizione dell’Ulss 9. Durante il controllo sono emerse criticità nei locali, ormai datati, compresa la presenza di insetti. Da venerdì 28 agosto la preparazione dei pasti destinati agli anziani è stata quindi affidata a un servizio di ristorazione esterno.
Una soluzione provvisoria, adottata per garantire la continuità del servizio mentre procedono gli interventi in cucina. Verona Domani, però, punta il dito su quanto accaduto prima della chiusura.
«Bisognava intervenire prima»
Per Rossi il punto non è soltanto che la cucina abbia dovuto chiudere, ma capire da quanto tempo fossero note le sue condizioni e perché si sia arrivati al blocco del servizio interno.
«Il ritardo con cui l’Istituto Assistenza Anziani ha affrontato la situazione è ingiustificabile, sostiene il consigliere . L’igiene e la sicurezza sanitaria non sono elementi negoziabili né scadenze da poter rimandare».
L’IAA ha spiegato che la ristrutturazione della cucina era già in programma e che i rilievi della verifica sanitaria hanno reso necessario anticipare i tempi dell’intervento.
Rossi non si accontenta della spiegazione. Se i locali erano ormai datati e necessitavano di lavori, sostiene il capogruppo di Verona Domani, l’intervento andava anticipato oppure il passaggio a una cucina esterna andava organizzato prima, senza aspettare la sospensione imposta dal controllo sanitario.
Nel frattempo il servizio sostitutivo ha aperto un altro fronte. Alcuni familiari degli ospiti hanno sollevato perplessità sulla qualità dei pasti, sulla varietà dei menù e sulla loro capacità di rispondere alle necessità di persone anziane che possono avere difficoltà di masticazione o deglutizione.
L’Istituto ha assicurato la disponibilità a raccogliere le segnalazioni delle famiglie e a intervenire sugli eventuali problemi. La ristorazione esterna resta una soluzione temporanea, in attesa di poter tornare alla preparazione interna dei pasti.

Villa Monga, il caso arriva in Consiglio
Ora Verona Domani chiede che la vicenda venga discussa anche in aula. Rossi vuole che i vertici dell’IPAB Istituto Assistenza Anziani vengano convocati in Consiglio comunale per ricostruire quanto accaduto e spiegare quali interventi siano stati programmati.
La richiesta riguarda soprattutto la cronologia. Quando è stata rilevata l’inadeguatezza della cucina? Da quanto tempo erano previsti i lavori? Quali interventi di manutenzione e disinfestazione erano stati effettuati e perché non sono stati sufficienti a evitare la sospensione?
Domande che per Rossi meritano una risposta pubblica, tanto più perché a Villa Monga vivono persone anziane e fragili.
Il presidente dell’IAA Franco Balbi ha spiegato che la cucina necessitava di un adeguamento e che nel tempo erano stati effettuati interventi di disinfestazione. Il controllo dell’Ulss, però, ha fatto emergere criticità che hanno costretto ad anticipare la ristrutturazione.
Per garantire i pasti l’Istituto si è quindi rivolto a una società specializzata nella ristorazione per strutture sanitarie e assistenziali. Parallelamente sarebbe allo studio anche un’altra possibilità: utilizzare una cucina vicina e idonea, in modo da ridurre i tempi della fase transitoria e avvicinare il servizio a quello precedente.
Le famiglie aspettano risposte
Resta il problema dei tempi. Da una parte ci sono i lavori necessari per riportare la cucina nelle condizioni richieste, dall’altra la quotidianità degli ospiti, per i quali il pasto non è soltanto una questione organizzativa.
È su questo che Rossi insiste chiedendo l’intervento del Consiglio comunale. «È urgente e doveroso che la presidenza relazioni dettagliatamente sui fatti, spieghi le ragioni di questa sollecitudine mancata e chiarisca come intenda garantire, da subito, un servizio dignitoso e sicuro per gli ospiti della struttura».
La richiesta di Verona Domani porta quindi il caso fino a Palazzo Barbieri. Rossi vuole che in aula si parli non soltanto dell’ispezione, ma anche di tutto quello che l’ha preceduta: condizioni dei locali, manutenzioni, disinfestazioni, lavori programmati e decisioni della dirigenza.
La cucina, intanto, resta fuori servizio e i pasti continuano ad arrivare dall’esterno. Quello che Verona Domani chiede di chiarire è perché sia stato necessario arrivare al controllo dell’Ulss prima di accelerare interventi che, secondo l’IAA, erano già programmati.
