L’analisi e i timori di Massignan

Il PAT è il Piano di Assetto del Territorio è uno strumento di pianificazione strategica e strutturale che fissa i vincoli insuperabili, individua le perimetrazioni (come l’Impronta Urbana) e definisce gli obiettivi di lungo periodo.


Non è uno strumento attuativo, non disegna i singoli cantieri, non rilascia permessi di costruire, non contiene le risorse stanziate o le scadenze operative, non stanzia il bilancio comunale e non autorizza i lavori. Ad esempio per trasformare un’area verde teorica in un parco reale, serve che il successivo P.I. il Piano degli Interventi quinquennale, lo strumento operativo che può essere redatto solo dopo l’entrata in vigore del PAT, o un Accordo di Programma, recepiscano il progetto, ne definiscano le schede norma e fissino le risorse finanziarie. Nel  P.I. si trovano i progetti di dettaglio, l’indicazione dei singoli lotti, le opere pubbliche specifiche e i relativi cronoprogrammi.

A breve il PAT dovrebbe andare in Consiglio comunale. Per l’adozione ci sarà un dibattito e se ne discuterà anche al di fuori di nPalazzo Barbieri.
Per capirne di più abbiamo interpellato Giorgio Massignan, architetto, urbanista e presidente dell’osservatorio Verona Polis, attento alle dinamiche del territorio ed al rispetto dell’ambiente, che collabora spesso con l’Adige e gli abbiamo chiesto un parere tecnico che ripetiamo di seguito.

PAT

L’impianto del PAT, secondo Massignan, è condivisibile, tranne le ipotesi relative alle “Infrastrutture Strategiche e Viabilità”, quali la Strada di Gronda (Verona Sud/Ovest), la Strada dei Borghi o Medianina (Est-Sud) e il Traforo delle Torricelle (Passante Nord).

Il suo timore che nella fase attuativa possa rivelarsi un libro dei sogni.  

«Il nuovo PAT – spiega Massignan- in estrema sintesi prevede:

  • Contenimento del consumo di suolo e recupero sistematico delle aree dismesse.
  • La natura intesa come infrastruttura ecosistemica e “Telaio Verde”.
  • L’introduzione dell’Indice di Transizione Ecologica (ITE) e l’integrazione con il PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) per il contrasto alle isole di calore.
  • La casa come politica urbana ERP/ERS (edilizia residenziale pubblica/sociale), housing studentesco e senior.
  • Rafforzamento della città pubblica e dei servizi di prossimità nella prospettiva della “città a 15 minuti”.
  • Mobilità come motore di rigenerazione (intermodalità, filovia, dorsali ciclabili e decongestionamento).
  • Valorizzazione del patrimonio storico e del sito UNESCO come risorsa attiva.
  • Ripensamento produttivo e tecnologico di Verona Sud e della ZAI (“Città dell’Innovazione”).
  • Lettura e governo della città attraverso otto Identità Territoriali e relative Schede d’Ambito.
  • Governance trasparente basata su regole quantitative e qualitative predefinite per i progetti urbani e le trasformazioni

Il PAT stabilisce i confini della città

Il PAT definisce formalmente i confini della città consolidata. Tutte le aree ex industriali, commerciali e i vuoti urbani situati a Verona Sud vengono ufficialmente inclusi nell’Impronta Urbana, contrassegnandoli come aree prioritarie di riuso, vietando l’espansione all’esterno.

Vieta la creazione di grandi aree a destinazione unica. I progetti di riconversione dovranno integrare quote obbligatorie di edilizia residenziale sociale (social housing), servizi di prossimità per i quartieri storici e spazi per l’innovazione tecnologica. 

Il PAT propone: una disciplina molto rigida per la Città Antica, con il divieto generale di aprire nuove strutture alberghiere all’interno delle mura storiche e l’abolizione delle deroghe diffuse, preferendo salvaguardare la funzione residenziale e i negozi di vicinato; il Sistema dei Parchi e il Telaio Ecologico; la “sramatura” o “potatura dei volumi” con cui cancella i vecchi diritti edificatori mai utilizzati, restituendo i terreni alla loro natura agricola o a verde pubblico.

verona da collina

Il rischio che i progetti ambientali restino solo delle belle intenzioni

Esiste comunque il rischio che i parchi e le strategie ecologiche rimangano “sulla carta” se l’amministrazione non guida il processo o se mancano le risorse pubbliche/private per attuarli. Per evitare che i progetti ambientali restino belle intenzioni, la normativa e la struttura del nuovo PAT adottano meccanismi di vincolo indiretto.
È vero che il PAT non obbliga a costruire un parco ma, vietando l’edificazione su un’area destinata a verde, quell’area rimane tutelata.  Il vincolo urbanistico impedisce che vi si realizzino colate di cemento o centri commerciali. 

Per i grandi comparti di rigenerazione (es. Marangona, ZAI, Scalo Merci), i volumi edificabili concessi ai privati sono legalmente vincolati alla contestuale cessione e realizzazione del verde pubblico. Il privato non ottiene i permessi di costruire le sue strutture se non firma la convenzione con cui si impegna a realizzare a sue spese le opere di pubblica utilità.

Inoltre, l’Indice di Transizione Ecologica (ITE) non è una raccomandazione morale, ma un parametro di conformità. Se il progetto definitivo presentato nel Piano degli Interventi non raggiunge il punteggio ecologico richiesto (tetti verdi, invasi d’acqua, piantumazioni), il progetto viene bocciato.

Parchi e progetti ecologici

I parchi o i progetti ecologici possono impantanarsi principalmente per la mancanza di interesse dei privati. Se il mercato immobiliare ristagna e le imprese non ritengono redditizio investire nelle aree di rigenerazione (es. ZAI o Scalo Merci), gli interventi privati non partono e, di conseguenza, non scattano le perequazioni che avrebbero finanziato il verde pubblico.

Può essere determinato anche da un uso spregiudicato delle deroghe. Se le future amministrazioni comunali faranno ricorso sistematico a varianti urbanistiche o leggi nazionali (come lo Sblocca Italia) per scavalcare i vincoli del PAT in nome di presunti “superiori interessi pubblici”, i vincoli del piano rischiano di svuotarsi.

Infine da tempi di attuazione lunghi. Come indicato nello stesso PAT per lo Scalo Merci / Central Park, i tempi di realizzazione superano i 10-15 anni (con previsioni post 2030-2032). In questo arco di tempo, l’assenza di risorse può allungare indefinitamente la fase degli “usi temporanei”.

Il passaggio dalla teoria alla realtà dipenderà dalla capacità delle giunte comunali di tradurre il PAT in Piani degli Interventi vincolanti e di attrarre investimenti sani. Soprattutto dovranno evitare l’uso della deroga che di fatto annulla e svuota i contenuti della pianificazione urbanistica».