Ieri mercoledì 9 settembre 250 sigle di altrettante organizzazioni sono scese in piazza in 45 città per dire no al cosiddetto “ddl antisemitismo”, in discussione alla Camera. Tra queste anche Verona, dove alle 18,30 c’è stata una manifestazione in piazza Bra davanti al monumento di Vittorio Emanuele 2°.
Una vera e propria “norma-bavaglio” che, basandosi sulla definizione IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), equipara all’antisemitismo le critiche alle politiche del governo d’Israele e ai suoi sostenitori, reprimendo ulteriormente il diritto al dissenso e la libertà di espressione e di informazione.

Se la legge passasse verrebbe perseguito legalmente chiunque denunci pubblicamente le violazioni dei diritti umani, il genocidio, peraltro riconosciuto anche dall’Onu, la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo stato di Israele nei confronti del popolo palestinese.
L’iniziativa è stata lanciata dalla Rete #NoBavaglio insieme ad altre organizzazioni ed ha coinvolto diverse realtà, movimenti per la Palestina ed altri comitati. Alla manifestazione ha aderito anche la Federazione nazionale della stampa italiana, preoccupata per il rischio di censura e repressione a cui stiamo andando incontro. Spiegano i promotori che criticare Israele non è antisemitismo, ma un diritto costituzionale da salvaguardare per il bene della nostra democrazia e dei diritti umani.

Un ddl inutile e pericoloso
Per punire i crimini d’odio, osserva uno dei presenti in piazza Bra, c’è già la Legge Mancino. Non c’è bisogno di ulteriori norme liberticide.

