Verona e Garda orientale: risultati incoraggianti, mentre le imprese cittadine raccontano un’estate più difficile. La riduzione dei bar invita a misurare le ricadute effettive del turismo
(Simone Vesentini*) Una stagione nel complesso positiva ma non vissuta allo stesso modo da tutte le imprese. È la prima lettura del turismo 2026 a Verona e sulla sponda veronese del Garda: segnali favorevoli che vanno riconosciuti, accanto a un’esperienza degli operatori che merita attenzione.
Ad agosto, negli alberghi monitorati da HBenchmark per Destination Verona & Garda, l’occupazione delle camere nel Comune di Verona è salita all’82,1%, contro l’80,2% del 2025. Sul Garda Veneto ha raggiunto l’84,8%.
I dati Regione Veneto–Istat indicano inoltre, nel comprensorio lacuale veneto, pernottamenti in crescita del 5,3% tra gennaio e luglio rispetto al 2025. Nell’area statistica di Verona, distinta dal solo Comune, il medesimo periodo resta sostanzialmente stabile, mentre giugno e luglio segnano −3,5%.

Anche la spesa offre indicazioni favorevoli. I dati raccolti dal circuito Mastercard riportano nella ristorazione importi pagati in crescita del 7% nel centro storico di Verona e del 15% sul Garda Veneto. Ma il confronto riguarda gennaio–giugno, non l’intera estate e non misura automaticamente più clienti o maggiori utili.
Proprio su luglio e agosto, il sentimento degli operatori cittadini è stato diverso. Dal confronto con ristoratori, baristi, commercianti e operatori dei servizi emerge una sensazione ricorrente: meno clienti che consumano o acquistano e importi più contenuti. Nella ristorazione viene segnalata soprattutto una riduzione dello scontrino medio a pranzo.
Sono testimonianze e certo non un’indagine rappresentativa del settore. Ricordano però che una camera occupata, una piazza affollata e un acquisto non sono la stessa cosa.
Settembre mostra, anche nell’esperienza quotidiana, un passo migliore. Nei giorni attorno a Marmomac, tra il 21 e il 26 settembre, il campione alberghiero cittadino ha raggiunto il 94,4% di occupazione, secondo i dati DVG riportati da VeronaEconomia. Un risultato importante ma circoscritto a quella finestra.
Il caso dei bar: il turismo non è una garanzia automatica
L’analisi Confesercenti sui dati delle Camere di commercio aggiunge una prospettiva più lunga: tra il 2019 e il 2025 in Italia le imprese del servizio bar sono diminuite di 24.073 unità, il 14,2%.
Il comunicato di Confesercenti Verona del 30 settembre indica in provincia 658 imprese in meno, da 2.634 a 1.976: −25%, una su quattro. Nel Comune la riduzione è di 203 imprese, da 864 a 661: −23,5%.
È una diminuzione netta in sei anni, non il conteggio delle chiusure dell’estate 2026. Riguarda l’intero territorio, non soltanto le zone turistiche, e non quantifica l’effetto del turismo sulle singole attività.
Ma pone una domanda: possiamo leggere la salute del commercio soltanto attraverso i flussi dei visitatori, mentre si assottiglia anche la rete dei bar?
Il turismo genera opportunità, non garantisce la sostenibilità di ogni impresa. Confesercenti richiama l’aumento dei costi, il minore potere d’acquisto delle famiglie e il cambiamento delle abitudini. Un bar vive ( e molto) di residenti, lavoratori e frequentazioni quotidiane.
Non si tratta di negare i benefici del turismo ma di non darli mai per scontati, ovunque e per tutti. Più passaggi non significano necessariamente più acquisti; maggiori incassi non equivalgono a maggiori margini.
Attendiamo gli aggiornamenti Regione Veneto–Istat di agosto e settembre per completare il bilancio estivo. Per comprendere le ricadute sulle imprese serviranno sempre iù anche informazioni su consumi, scontrini e distribuzione della spesa.
Non si deve, infatti, contrapporre i numeri alle esperienze degli operatori: facciamoli piuttosto dialogare. Il successo turistico di una città non si comprende soltanto contando chi arriva ma misurando quale valore rimane a chi la vive e vi lavora.
*Presidente FIEPET Confesercenti Verona
