(Angelo Paratico). Venerdì sera, a San Rocco di Quinzano, alle ore 21, verrà presentato un veronese straordinario, un artista di livello internazionale e un uomo giusto che non ha mai accettato compromessi. Parliamo di Vittore Bocchetta (Sassari, 15 novembre 1918 – Verona, 18 febbraio 2021). Visse 103 anni, nonostante la sua vita sia stata piena di guai, ma anche di tante vittorie conquistate con intelligenza e impegno.

Soleva ripetere che: “Non sono uno storico, ma un testimone. Perché la storia l’hanno scritta i vincitori, ma la nostra nessuno la racconterà”.
I relatori saranno suo nipote, Betto Bocchetta, giunto appositamente dalla Sardegna, e il veronese Sergio Mastrosimone, che ha seguito e assistito Vittore per molti anni.
Pochi oggi lo ricordano a Verona, se non per la stupenda statua in bronzo di Don Chiot, agli Scalzi, da lui creata e donata al Comune di Verona. Questa resta un capolavoro assoluto.

Figlio d’un ufficiale del genio militare e dopo l’infanzia trascorsa in Sardegna, si trasferì con la famiglia prima a Bologna e poi a Verona. Dopo la morte del padre nel 1935 rientrò in Sardegna con la famiglia. Conseguì a Cagliari la maturità classica nel 1938, ma presto rientrò a Verona. Si mantenne agli studi impartendo lezioni private e ricoprendo incarichi d’insegnamento di materie letterarie nei ginnasi Maffei (1939) e alle Stimate (1942).
Durante la guerra frequentò l’avvocato Giuseppe Tommasi, lo scultore Nino Gottardi, il professore Berto Perotti e Darno Maffini. Si riunivano nello studio dell’altro scultore Berto Zampieri
Nel novembre 1943 fu arrestato e il 22 dicembre 1943 fu trasferito nel carcere degli Scalzi. Fu deportato in Germania il 5 settembre 1944 a Flossenbürg. Venne impiegato in lavori forzati di scavo di una galleria in una vicina montagna (Houbirg) nei pressi di Happurg. Riuscì a fuggire solo verso la fine della guerra e venne salvato dalle mani pietose di soldati anglo-americani.
Nel 1945, tornato a Verona, fece parte della commissione di epurazione dei fascisti, ma si dimise subito, disgustato. Decise di partire per l’Argentina e il Venezuela dove si trattenne dal 1948 al 1958. Poi, non gradendo i peronisti, si trasferì a Chicago, negli Stati Uniti. Riprese a studiare e scoprì di avere un grande talento come scultore.
Alcune delle sue sculture del periodo 1965-1971 oggi fanno parte della collezione permanente della Chicago Public Library.
Si specializzò nell’insegnamento dell’arte rinascimentale e nel 1971 fu nominato addetto stampa dell’Art Institute of Chicago.

Ritorno in Verona
Dal 1986 al 1989 trascorse dei mesi a Verona. Lavorò su progetti letterari e artistici e scrisse le sue memorie. Nel 1989, si stabilì definitivamente a Verona, dove pubblicò la prima edizione dell’opera autobiografica sul periodo 1940-1945, che rivedrà e correggerà varie volte.
L’8 maggio 2007 partecipò allo scoprimento della sua scultura Ohne Namen (Senza nome) nel sito del campo di sterminio da cui si era miracolosamente salvato. A San Rocco verrà proiettato un documentario tedesco che lo mostra alla cerimonia d’inaugurazione di quel monumento. Morì a Verona e volle essere sepolto al Cimitero Monumentale.

Concludiamo dicendo che speriamo tutti che l’iniziativa di San Rocco, venerdì 9 ottobre, porti a una maggiore consapevolezza della sua grandezza.
