Padovani: 3 Circoscrizioni non lo approvano. Prima servono infrastrutture, servizi e certezze sui costi

(Fi.To) La 4ª Circoscrizione ha espresso voto contrario al nuovo PAT, il Piano di Assetto del Territorio destinato a orientare lo sviluppo urbanistico della città nei prossimi anni.

A spiegare le ragioni del no è il presidente Alberto Padovani, esponente di Fratelli d’Italia, che respinge l’idea di una posizione pregiudiziale contro la rigenerazione urbana o la sostenibilità, ma mette in dubbio la capacità concreta di Verona Sud di reggere le trasformazioni previste.

«Prima viene la capacità del territorio, poi il carico urbanistico», sintetizza Padovani. «Prima di immaginare nuovi insediamenti bisogna sapere quale traffico genereranno, quali infrastrutture serviranno, quali servizi saranno necessari, quanto costeranno e con quali tempi verranno realizzati».

3 circoscrizioni su 8 non approvano il PAT

Il presidente della Quarta insiste anche su un dato politico e territoriale: 4ª, 5ª e 8ª Circoscrizione non hanno approvato il PAT. «Tre indizi fanno una prova», osserva Padovani, secondo cui un dissenso così ampio non può essere liquidato come semplice contrapposizione politica, ma segnala anche dubbi tecnici e di prospettiva.

Uno dei nodi principali riguarda la mobilità di Verona Sud. Per Padovani il filobus, da solo, non può essere considerato la risposta alle esigenze future dei quartieri. «Molti residenti continuano a spostarsi in auto, anche perché lavorano fuori dal territorio comunale. Servono trasporto pubblico e mobilità sostenibile, ma servono anche infrastrutture stradali capaci di evitare la congestione».

Nel mirino finisce anche la Strada di Gronda. Secondo Padovani, la configurazione attuale rischia di essere più utile ai nuovi insediamenti produttivi e logistici della Marangona e del Quadrante Europa che ai residenti di Santa Lucia e Golosine.

Critiche anche alla diversa attenzione riservata alle varie aree. «Su Marangona e ZAI troviamo un livello molto elevato di dettaglio, mentre su zone come Genovesa, Rizza e Sacra Famiglia la prospettiva appare molto più indefinita», osserva Padovani, parlando di una pianificazione «a più velocità».

Altro tema delicato è quello della casa. La riduzione del consumo di suolo viene giudicata condivisibile, ma il timore è che una forte contrazione delle possibilità edificatorie possa tradursi in prezzi più alti per le poche nuove abitazioni disponibili, rendendo ancora più difficile per giovani coppie e famiglie acquistare casa.

Sul fronte dell’abitare sociale, Padovani chiede invece maggiore equilibrio: sì all’edilizia a canone accessibile, ma senza concentrare ulteriormente una sola tipologia abitativa nei quartieri dove è già forte la presenza di edilizia popolare. «La vera rigenerazione passa dal mix sociale e abitativo».

Il presidente della Quarta critica poi quella che definisce una visione troppo ideologica del verde. «Il verde è fondamentale quando è progettato, accessibile e mantenuto. Non può essere semplicemente un colore sulle mappe», sostiene, chiedendo anche al Comune una quantificazione precisa degli eventuali rischi economici e giuridici legati alla modifica di previsioni urbanistiche già consolidate.

Secondo Padovani, nel PAT restano inoltre troppo sullo sfondo temi come scuole, servizi per gli anziani e rapporto tra nuovi insediamenti e dotazioni pubbliche.

La posizione della Quarta, dunque, non è un no al cambiamento, ma una richiesta di maggiore concretezza. «Verona Sud ha bisogno di ripartire, attrarre investimenti, offrire abitazioni accessibili e creare lavoro, migliorando allo stesso tempo la qualità della vita di chi già ci abita», conclude Padovani.

Il punto politico è tutto qui: il PAT disegna la Verona dei prossimi decenni, ma per la Quarta Circoscrizione il rischio è che il disegno arrivi prima delle condizioni per sostenerlo. Prima infrastrutture, servizi, risorse e cronoprogrammi. Poi le trasformazioni.