A Verona metalmeccanica, legno e tessile tra i comparti più esposti. Cioetto: «Servono ammortizzatori rapidi, formazione e sostegno agli investimenti»

La manifattura veronese comincia a mostrare segnali di difficoltà dopo mesi trascorsi a cercare di contenere gli effetti del rallentamento economico. A evidenziarlo è il Radar Manifattura di Confimi Industria, secondo cui le richieste di cassa integrazione sono aumentate del 16% su base annua, con un incremento che raggiunge il 21% in Veneto.

Il quadro appare in evoluzione rispetto all’inizio dell’anno, quando il settore aveva dimostrato una notevole capacità di tenuta: a gennaio, l’87% delle imprese dichiarava di non aver utilizzato ammortizzatori sociali e soltanto l’11% aveva già ridotto il personale. Ora, invece, il calo degli ordinativi porta un numero crescente di aziende a valutare il ricorso alla cassa integrazione. Secondo la rilevazione, il 19% delle imprese prevede di dover utilizzare gli ammortizzatori sociali a causa della drastica riduzione degli ordini.

Per Verona, le maggiori preoccupazioni riguardano soprattutto i settori della metalmeccanica, del legno e del tessile, comparti fondamentali per l’economia provinciale. Si tratta in larga misura di piccole e medie imprese inserite in filiere articolate e fortemente orientate ai mercati esteri, che risentono in modo particolare delle contrazioni della domanda.

«Le nostre aziende hanno fatto di tutto per fare fronte all’emergenza», sottolinea Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona. «Hanno assorbito costi, incertezza e rallentamento dei mercati di sbocco senza scaricarne il peso sui lavoratori. Ma questa capacità di resistenza non è infinita. Quando gli ordini calano in modo così netto, la cassa integrazione diventa l’ultimo argine per non perdere persone e professionalità che abbiamo impiegato anni a formare».

La preoccupazione dell’associazione riguarda soprattutto il rischio che una fase di difficoltà congiunturale finisca per compromettere la capacità produttiva delle imprese e disperdere competenze costruite nel tempo. Un problema particolarmente rilevante per un territorio in cui il sapere tecnico e l’esperienza delle maestranze rappresentano elementi essenziali della competitività.

«Per una Pmi perdere un tornitore esperto o un maestro del legno significa perdere un pezzo di know-how che oggi il mercato del lavoro non restituisce», prosegue Cioetto. Il pericolo, secondo il presidente di Confimi Apindustria Verona, è che le aziende si trovino impreparate quando la domanda tornerà a crescere, proprio per la mancanza di personale qualificato.

Da qui la richiesta di strumenti di sostegno più efficaci, con ammortizzatori sociali rapidi nell’erogazione e semplici nelle procedure, affiancati da percorsi di formazione e riqualificazione professionale durante i periodi di sospensione dell’attività. L’associazione sollecita inoltre misure a supporto della liquidità e degli investimenti, con particolare attenzione all’accesso al credito.

«Verona ha una manifattura solida, abituata a reagire, ma in una fase come questa non può farcela da sola», conclude Cioetto. «Serve un’alleanza tra imprese, istituzioni e parti sociali per attraversare il rallentamento senza disperdere il patrimonio industriale che rende forte questa provincia».