Mentre Washington tratta con Mosca, l’Europa paga e resta col cerino in mano

(Attilio Zorzi) L’accensione dei riscaldamenti rischia di trasformare il caro energia in una nuova emergenza economica e sociale ancora più grave. Per l’Italia, lo scenario parla di un aggravio complessivo di quasi 50 milioni di euro, che porterebbe così l’extra costo derivato dal caro energia e carburanti da 200 a 250 milioni di euro al giorno, più di 7 miliardi al mese.
In sostanza, senza una diminuzione marcata dei costi, da qui a fine anno, l’intero valore della finanziaria del 2027, di circa 23,5 miliardi, verrebbe cancellato dal caro energia.

Sul bilancio delle famiglie, intanto, le previsioni sono pesanti. Secondo le stime ADICO, per un consumo di 1.050 metri cubi di gas la spesa invernale potrebbe passare da circa 1.160 a 1.768 euro: 608 euro in più, con un aumento intorno al 52%, ma potrebbe anche raggiungere picchi del 70% a fronte di contratti di fornitura più speculativi.

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L’andamento dell’elettricità è purtroppo la miglior fotografia della tensione. Oggi 17 ottobre, il PUN Index raggiunge 232,40 euro per MWH. Ma se guardiamo al grafico storico, che si dimentica troppo spesso, vediamo una media di 56,68 euro nel periodo 2011-2020: il valore giornaliero attuale supera di oltre quattro volte quel riferimento. Il confronto mostra quanto siamo lontani dall’energia a basso costo sulla quale si era costruita una parte della competitività europea, si lègga pure tedesca ed italiana; grazie proprio alla forniture stabili e sicure provenienti dai gasdotti russi.

Lo stesso grafico ci mostra i picchi della crisi energetica del 2022 e la stabilizzazione del costo dal 2023 al 2025 a più del doppio rispetto a prima della pandemia e della guerra in Ucraina. Il dato odierno ci deve ricordare invece quanto rapidamente la geopolitica possa mettere in discussione quelle traiettorie e quanto anche un singolo evento come la guerra in Iran, sposti tutti gli equilibri mondiali.

Il difficile quadro europeo, inoltre, aumenta la preoccupazione. In Germania gli stoccaggi risultano sensibilmente inferiori a quelli osservati nello stesso periodo degli anni precedenti, intorno al 60%. Il governo tedesco esclude, per ora, un rischio per la sicurezza delle forniture, ma prende molto seriamente la situazione. Scorte più basse non significano automaticamente razionamenti; riducono però il margine di protezione davanti a un inverno rigido o a nuove interruzioni degli approvvigionamenti.

In un mercato interconnesso, la vulnerabilità tedesca riguarda anche l’Italia: una maggiore domanda di gas può alimentare la competizione sulle forniture e trasmettere pressioni ai prezzi elettrici. Il problema, quindi, non si esaurisce nella bolletta domestica. Per un paese manifatturiero come l’Italia significa margini più stretti, investimenti rinviati e maggiore difficoltà a competere con imprese che acquistano energia a condizioni migliori e soprattutto con chi come la Germania ha stabilizzato il costo dell’energia a 50 euro a MWH.

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Gli Usa fanno i loro interessi. L’Italia e l’Europa no

Èd è proprio qui che emerge prepotentemente tutta la contraddizione geopolitica dell’Unione Europea e della NATO. Gli Stati Uniti, infatti, proprio in occasione delle elezioni Mid Term del 3 novembre, non a caso, modificano la propria linea quando lo ritiengono utile per l’interesse nazionale ed elettorale. Trump ha annunciato un’intesa per importare gasolio russo e ha successivamente disposto deroghe a numerose nuove misure sanzionatorie, revocando le nuove sanzioni, aprendo un fronte di dialogo sempre strutturato e stabile con la Russia.

L’Europa, invece, prosegue verso l’eliminazione delle importazioni di gas russo, con scadenze differenziate fino al 2027, nonostante alcuni paesi come Francia, Spagna e Belgio continuino le importazioni. Il rischio concreto è restare con il cerino in mano: sostenere i costi della separazione energetica, mentre Usa e Cina negoziano condizioni e deroghe per proteggere la propria economia è un errore strategico che pagheremo a caro prezzo.

Occorrono trasparenza nella formazione dei prezzi, controlli sulle eventuali condotte speculative e una politica industriale ed energetica che tengano insieme energia, produzione, lavoro e salari, tutelando imprese e lavoratori, riportando al centro quel patto sociale tra Stato e cittadini ormai sempre più dimenticato. Meno ideologia e più pragmatismo. Stati Uniti, Russia e Cina perseguono i propri interessi. L’Italia e l’Europa devono tornare a fare altrettanto, prima che il conto dell’inverno diventi un’altra spinta alla deindustrializzazione e un salasso per tutti noi italiani.