( Francesca Romana Riello) Il presidente Emanuele Tosi: «Puntiamo a ridurre gli alloggi sfitti dal 13 al 6%». Già pronti 70 appartamenti, altri 290 finanziati. La proposta ai Comuni per reinvestire l’IMU nelle case popolari.
Oltre tremila famiglie aspettano una casa popolare nel Veronese, mentre gli alloggi ATER vuoti sono circa 670. Di questi, 70 sono già pronti per essere assegnati e altri 290 hanno i lavori di recupero finanziati. Emanuele Tosi, presidente di ATER Verona dallo scorso luglio dopo cinque anni da vicepresidente, punta a ridurre la quota di appartamenti sfitti dall’attuale 13% a circa il 6%, una volta completati gli interventi. La priorità è riportare in uso il patrimonio esistente, in una provincia dove trovare casa a un prezzo sostenibile è diventato difficile anche per chi ha un lavoro.
«Oggi ATER è chiamata a dare risposte non soltanto alle fasce più fragili, ma anche a una nuova fascia di popolazione», spiega Tosi. Parla della cosiddetta fascia grigia: famiglie con un ISEE superiore ai limiti previsti per l’edilizia residenziale pubblica, ma con redditi insufficienti per sostenere gli affitti del mercato privato.

Tremila famiglie in graduatoria
Secondo i dati aggiornati alla fine dell’estate, sono 3.169 i nuclei familiari in attesa di un alloggio nel Veronese, di cui 1.208 nel Comune di Verona. Nel 2025 le assegnazioni sono state 123 nell’edilizia residenziale pubblica (ERP) e 21 nell’edilizia residenziale sociale (ERS).
I tempi dipendono dalle graduatorie comunali e dagli appartamenti disponibili. In alcuni casi bastano pochi mesi, in altri si supera l’anno. Ma per molte famiglie, soprattutto nel capoluogo, la casa potrebbe non arrivare affatto: le richieste sono superiori agli alloggi che si rendono disponibili.
Il patrimonio di ATER Verona conta oggi 5.039 appartamenti distribuiti tra città e provincia. Circa il 90% è destinato all’edilizia residenziale pubblica, con un canone medio che Tosi stima intorno ai 150 euro mensili.
Alloggi sfitti, l’obiettivo è scendere al 6%
«Siamo l’ATER con la percentuale più bassa di alloggi sfitti in Veneto», sottolinea Tosi, richiamando i dati regionali. Dei circa 670 appartamenti attualmente vuoti, 70 sono già sistemati e attendono l’assegnazione, mentre altri 290 sono finanziati e interessati da lavori che dovrebbero concludersi tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027.
Restano circa 300 alloggi da recuperare. Per 165 di questi ATER dispone già della possibilità di utilizzare le risorse del Piano vendite 2025, ma ha deciso di sospendere temporaneamente l’intervento in attesa dei nuovi finanziamenti nazionali e regionali.
Negli ultimi cinque anni l’azienda ha riqualificato 2.478 appartamenti, con investimenti per circa 140 milioni di euro. Altri 1.197 sono interessati da interventi già finanziati, per ulteriori 70 milioni. Una volta completati, il patrimonio riqualificato raggiungerà complessivamente 3.675 alloggi, pari a circa il 73% del totale.
Una parte consistente dei nuovi lavori è sostenuta dal programma REPowerEU, attraverso il quale ATER Verona ha ottenuto circa 52,85 milioni di euro, pari al 3% delle risorse nazionali del programma richiamate dal presidente. Il finanziamento riguarda 621 appartamenti in 54 edifici.
L’azienda attende ora i bandi del Piano Casa nazionale e regionale. L’intenzione è utilizzare le nuove risorse per gli interventi già individuati e, dove possibile, liberare i fondi del Piano vendite per altre manutenzioni.

La proposta ai Comuni sull’IMU
Ogni anno ATER Verona versa circa 650 mila euro di IMU ai Comuni della provincia per gli immobili di proprietà. Una spesa che Tosi vorrebbe trasformare in risorse per recuperare le case popolari.
La proposta è chiedere alle amministrazioni comunali un’esenzione dal pagamento dell’imposta, impegnando ATER a investire sul territorio il doppio della cifra risparmiata.
«Se un Comune ci esenta da 10.000 euro di IMU, ATER si impegna a mettere a disposizione 20.000 euro per il recupero degli alloggi», spiega il presidente. L’obiettivo è presentare la proposta ai sindaci e agli assessori al Bilancio della provincia, per verificare la possibilità di raggiungere un accordo.
Intanto è diminuita la morosità, passata dal 9,76% del 2021 al 5,28% del 2025. Tosi distingue chi sceglie di non pagare pur avendone la possibilità dalle famiglie che non riescono a sostenere il canone e le spese condominiali.
«Il nostro compito è far rispettare le regole, senza perdere di vista le persone», osserva. Il recupero dei crediti resta un obbligo, ma secondo il presidente occorre valutare le singole situazioni e cercare soluzioni sostenibili nei casi di effettiva difficoltà economica.
Case accessibili anche a chi lavora
Il problema abitativo riguarda ormai anche persone che fino a pochi anni fa difficilmente si sarebbero rivolte all’edilizia sociale. Tosi cita le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, il personale sanitario e gli insegnanti: lavoratori che possono avere difficoltà a trovare un’abitazione vicino al luogo di lavoro.
Per queste categorie il presidente guarda soprattutto all’edilizia residenziale sociale, con affitti calmierati. Le nuove opportunità potrebbero arrivare dal Piano Casa nazionale, per il quale è previsto uno stanziamento complessivo di 700 milioni di euro, e da quello regionale, con 50 milioni annunciati per il Veneto. Risorse che dovranno essere ripartite tra i diversi soggetti ammessi ai finanziamenti, non soltanto le ATER.
Quanto alle nuove costruzioni, Tosi invita a fare i conti con le condizioni del patrimonio esistente. Negli ultimi cinque anni, a fronte di quasi 2.500 alloggi riqualificati, sono state realizzate soltanto 20 nuove unità.
«Con un patrimonio dove il 70% degli immobili è antecedente agli anni Novanta, le risorse che ho le devo prima destinare a sistemare gli alloggi di proprietà», osserva. Costruire nuovi edifici resta possibile, ma serviranno finanziamenti specifici.
Nel nuovo Consiglio di amministrazione siedono, accanto a Tosi, il vicepresidente Giovanni Dal Cero e Anna Sterchele. La linea è quella della continuità con il precedente mandato, durante il quale, ricorda il presidente, tutte le delibere sono state approvate all’unanimità.
«Il nostro obiettivo è consegnare a chi verrà dopo di noi un patrimonio abitativo il più possibile riqualificato e recuperato», conclude Tosi.

