Veronesi Illustri. Anna Maria Salvade’ del Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università tiene alla Società Letteraria una conferenza su Aleardo Aleardi

(di Stefano Cucco) Una conferenza su Aleardo Aleardi, letterato, insegnante e patriota. Martedì 19 settembre alle ore 17,30, infatti, nella Sala Montanari della Società Letteraria di piazzetta Scalette Rubiani, vicino a  piazza Bra, a Verona, per il ciclo di lezioni “Veronesi illustri”, Anna Maria Salvadè, docente al Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università degli Studi di Verona,tiene una conferenza su Aleardo Aleardi (Verona 1812 – Verona 1878). 

Aleardi

Modera Silvano Zavetti, presidente dell’Associazione dei Consiglieri Comunali Emeriti del Comune di Verona. Aleardo Aleardi nacque a Verona il 14 novembre del 1812.

La vita di Aleardi

Il suo nome di battesimo fu Gaetano Maria. Di antica e nobile famiglia (il padre Giorgio era conte e la madre fu Maria Canali), studiò Giurisprudenza all’università di Padova, dove, a contatto con gli ambienti goliardico-risorgimentali molto vivi in quella città, si accesero i suoi primi entusiasmi e si formarono le sue prime convinzioni politiche e patriottiche, cui resterà attivamente fedele, nel pensiero e nell’azione, per tutta la vita. 

Qui conobbe il Prati, che rappresenterà con lui, per analogie formali e di contenuto, e per una lunga costanza di tradizione critica, un binomio tipico della seconda stagione romantica nella poesia italiana dell’Ottocento. Conobbe anche il Fusinato che frequentava lo stesso ateneo in quegli anni. Col Prati, Aleardi fu attivo collaboratore del periodico padovano “Il Caffè Pedrocchi”. Divenne frequentatore del salotto della contessa Anna Serego Gozzadini Alighieri. 

A sua figlia Nina, dedicò numerose composizioni poetiche. Già la sua attività poetica era abbastanza nota per il poemetto storico “Arnalda di Roca” (1844) e le due “Lettere a Maria” (1846), in versi sciolti. Nel 1848-49 partecipò attivamente alla difesa della Repubblica veneta e fu, in quell’occasione, inviato dal Manin in Francia per chiedere aiuti a sostenere la lotta. Fu, poi, tra gli imputati dei processi di Mantova e due volte imprigionato: a Mantova nel 1852 e a Josephstadt (Boemia) nel 1859. 

Alla fine del conflitto austro-franco-piemontese fu liberato e si stabilì a Brescia. Dopo l’unità fu deputato, professore all’istituto di belle arti di Firenze (1864-74) e, infine (1873), senatore del regno. 

L’opera poetica di Aleardi, raccolta per la massima parte nel volume unico dell’edizione fiorentina del 1864, sotto il titolo complessivo di “Canti”, abbraccia circa un ventennio di attività, e sono i vent’anni centrali del secolo e della vicenda risorgimentale: dopo i già citati “Arnalda di Roca” (1844), e “Lettere a Maria” (1846), ha scritto “Il Monte Circello” (1856), “Le città italiane marinare e commercianti” (1856), “Un’ora della mia giovinezza” (1858), “Raffaello e la Fornarina” (1858), “I sette soldati” (1861) e “Il canto politico” (1862). Accanto alle pagine di poesia, sono da ricordare scritti di storia e critica d’arte, tra i quali “Della pittura mistica e di frate Angelico” (1869) e “Sull’ingegno di Paolo Caliari” (1872). 

Tanto vasta e diffusa fu l’eco della poesia aleardiana in tutta la penisola al suo apparire, come rapido fu il declino della sua fortuna, nella lettura come nel giudizio critico. A questo declino contribuì senza dubbio la stroncatura impietosa di Vittorio Imbriani, nel saggio “Il nostro quinto gran poeta”, contenuto nel volume “Fame usurpate”

Parziale rivalutazione venne, poi, da Benedetto Croce che lo considera precursore di Giovanni Pascoli, e successivamente da Francesco Flora. Indubbiamente la storia della fortuna di Aleardi è un esempio cospicuo di quanto la mitizzazione di certi contenuti e soluzioni formali (nel nostro caso quelli propri al romanticismo patriottico e sentimentale) possono velare il gusto e il giudizio, scambiando per autentici valori quella che è invece essenzialmente una tranquilla adesione a una certa temperie sentimentale e fantastica. 

L’Aleardi nelle sue sparse dichiarazioni di poetica, nelle quali si tiene peraltro in disparte di fronte alle grosse contese letterarie del tempo, prima fra tutte quella ancora viva tra classicisti e romantici, ha esplicitamente suggerito le linee tematiche della sua poesia: quella sentimentale e quella civile e patriottica. Il tema civile e patriottico è al fondo dell’ispirazione delle due raccolte poetiche forse più resistenti al tempo dell’Aleardi: “Le città italiane marinare e commercianti” e “Il Monte Circello”

Qui lo spunto politico, l’allusione, l’invettiva mettono capo ai fasti, alle glorie, ai dolori della patria e si distendono romanticamente nella rievocazione nostalgica di una tradizione che nella lontananza acquista una sottile suggestione di leggenda. 

Ma se l’ispirazione civile e patriottica detta all’Aleardi alcune fra le pagine più nobili e vigorose della sua poesia, è nella linea più scopertamente sentimentale che bisogna forse cercare certi spunti e motivi che lo rendono meno estraneo e lontano allo sviluppo successivo della vicenda letteraria. 

I temi convenzionali del romanticismo assumono infatti nell’Aleardi, più decisamente che nel Prati, un tono d’intimità, di debolezza e dichiarata stanchezza che paiono già accennare al clima che sarà proprio degli scapigliati e, poi, della poesia crepuscolare. Morì a Verona nel 1878. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.

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