Boris ha ragione, questa immigrazione ha già spezzato l’Europa. E lo scenario ucraino impone un cambio di strategia

(di Bulldog) La “provocazione” di BoJo – gli immigrati irregolari entrati nel Regno Unito dal marzo 2022 trascorrono in Ruanda il periodo necessario alla loro regolarizzazione o espulsione – oltre a scandalizzare le anime belle di mezzo mondo e ad aver rassicurato i suoi elettori (e il premier stesso in difficoltà dopo lo scandalo delle feste a Downing Street), pone un paio di argomenti veri. Parto da quello che è passato un po’ sottotraccia.

Boris Johnson ha ribadito a chiare lettere che la Brexit – successo politico, fallimento economico – poggia le sua fondamenta quasi esclusivamente sullo scandalo di Calais quando decine di migliaia di immigrati irregolari sbarcati nel sud dell’Europa bivaccavano – in condizioni miserabili e pericolose per la loro salute e l’ordine pubblico – sulla costa francese nell’attesa di intrufolarsi in qualche modo nel Regno e godere del suo stato sociale. Le immagini di quel ghetto hanno fatto cambiare idea agli Inglesi sul restare o meno legati al Continente.

Il secondo è che nell’Europa in guerra non c’è più spazio per atteggiamenti naif sull’immigrazione. Dobbiamo attenderci altri milioni di profughi in fuga dai Paesi baltici, dalla Polonia, dalla Moldova e dalla Romania se/non appena la guerra di Putin uscirà dall’incubatore ucraino. L’Unione Europea e il Regno Unito possono farsi carico di queste persone, ovviamente, e lo faranno senz’altro. Ma questo significherà mettere sul piatto miliardi di euro che impatteranno direttamente sul welfare continentale. Pensare che a Est entrano milioni di profughi (gente col nostro passaporto, europei dell’Unione) e a Sud centinaia di migliaia di migranti economici non è oggettivamente possibile. Per risorse, spazi, opportunità di inserimento, tensioni sociali amplificate dalla paura della guerra imminente.

BoJo vara una nuova direttiva sull’immigrazione che tiene conto dello scenario europeo e delle sue possibilità di cassa. Welfare vuol dire tasse e lui non ha il mandato di imporne di nuove per questa agenda. Grecia, Italia, Spagna e Francia debbono abbracciare questo approccio. Si entra nel sud Europa non perchè su barconi, ma dopo un percorso lineare, un corridoio legale che garantisca i veri profughi, garantisca l’Europa e, se possibile, faccia entrare senza difficoltà o comportamenti illegali quelle persone che vogliono e possono lavorare nell’Unione. Si entra sì, ma in base ad un programma e ad un punteggio che preservi chi davvero è a rischio.

Quindi, via gli accordi attuali; via le navi delle ONG che dettano legge; via i pirati schiavisti (anche usando la forza militare e affondando le loro navi); via invece a nuove regole. Questo impone la situazione di guerra in Europa. Possiamo essere nuovamente “non belligeranti” ma non possiamo fingere che non esista.

Le Nazioni Unite – una struttura, lo ricordo, non democratica dove cinque Paesi per diritto divino imposto sulla forza delle armi di settant’anni fa dettano legge – si scandalizzano? amen. Se non ci vogliono possono rinunciare da subito ai nostri contributi annuali. L’immigrazione irregolare, coperta ed assistita dai governi di centrosinistra europei, ha già strappato all’Europa il Regno Unito. Visegrad nasce come risposta a questa minaccia etnica alla sovranità di Paesi piccoli, ma che hanno il diritto di decidere del proprio futuro. Se il disegno è quello di distruggere l’Unione europea, l’immigrazione da Sud ne è una delle armi più efficaci.

Iniziamo a difenderci. E a difendere chi davvero rischia la vita. A Est come a Sud.

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