Cangrande I°, l’inizio del mito

(di Maurizio Brunelli) Cangrande I della Scala nacque nel 1291, con buona probabilità il 9 maggio, da Alberto e Verde da Salizzole. Era il terzogenito tra i figli maschi. Prima di lui veniva Bartolomeo (il gran Lombardo di dantesca memoria) e Alboino. Possiamo dire che è grazie alla sua opera che i Della Scala hanno potuto consolidare il loro potere governando, per un certo periodo, un vasto territorio e proiettare la loro fama fino ai nostri giorni.                                                                                                  

Cangrande era entrato nel mito già in vita e continuò a rimanervi per molto tempo. I suoi contemporanei narrano che di lui “si decantavano molte cose e meritatamente” (Sagacio della Gazata),che fosse “il più leale che vi sia da qui alla Francia e la cui fama di prodezze, magnanimità e cortesia si sparge per il mondo” (Anonimo XIV sec.); ed inoltre che fosse  “il maggior tiranno e ‘l più possente e ricco che fosse in Lombardia da Azzolino di Romano infino allora, e chi dice di più” (Giovanni Villani), e “il comune rifugio e consolazione degli infelici” (Francesco Petrarca) o, ancora, “uno de’ più notabili e de’ più magnifichi signori che dallo imperadore Federigo II in qua si sapesse in Italia” (Giovanni Boccaccio). Ma, soprattutto, fu lui che ebbe l’onore di ospitare Dante Alighieri e di ricevere in segno di gratitudine la dedica del Paradiso, la cantica più importante della Commedia. In essa il Poeta gli riserva parole encomiastiche, forse come a nessun altro personaggio laico. E se oggi Cangrande viene ancora ricordato lo dobbiamo proprio all’esule fiorentino. 

Purtroppo i documenti degli archivi scaligeri andarono perduti insieme a quelli del Comune in almeno due occasioni: nel 1354 con la congiura di Fregnano e nel 1387 con la caduta della Signoria e l’arrivo dei nuovi, provvisori padroni, i Visconti di Milano. La ricostruzione della vita di Cangrande, specialmente per quanto riguarda l’aspetto legato al suo carattere e ai suoi rapporti personali dipende perciò da poche cronache a lui contemporanee (Albertino Mussato, Ferreto Ferreti, Guglielmo Cortusi) e da altre più tarde; queste seconde non sempre del tutto affidabili. Abbiamo qualche notizia dalle fonti letterarie che però non hanno goduto di molta attenzione da parte degli storici perché giudicate inattendibili per il loro valore intrinseco di omaggio cortigiano. E’ il caso per esempio di Ferreto Ferreti, un notaio e poeta vicentino vissuto a corte negli ultimi anni di vita dello Scaligero e autore, tra l’altro, di un poema in suo onore.

Più attenzione è stata dedicata all’Alighieri ma la mancanza anche in questo caso di precisi riscontri documentali  ha fatto sì che le celebri terzine del XVII canto del Paradiso o quanto contenuto nell’epistola XIII siano stati letti perlopiù come una lode encomiastica per l’ospitalità ricevuta, e gli accenni del Poeta alle magnificenze del suo protettore e alle sue incredibili azioni sembrano rimanere come sospese in un’aura di mistero sul loro reale significato.  Solo qualche storico del Medioevo si è spinto ad ipotizzare l’esistenza di un  “ambizioso” progetto politico.     

Se però per quanto riguarda il poema del Ferreti  facciamo la tara a taluni improbabili confronti del suo “eroe” con quelli della mitologia classica – diretta conseguenza del fervore preumanistico che animava questi poeti – e proviamo a dargli un po’ di credito, possiamo ricavare per esempio due importanti elementi intorno al concepimento e alla nascita dello Scaligero: una profezia e un oroscopo, che, se visti nell’ottica di quel tempo, ebbero sicuramente un ruolo determinante nel suo progetto politico, fornendogli quella spinta psicologica indispensabile alla sua realizzazione. Non dobbiamo infatti dimenticare che al tempo di Dante l’astrologia era considerata una scienza, insegnata nelle Università, e non vi era persona colta che non credesse all’influenza degli “astri” sul mondo fisico.  Era prassi comune nelle famiglie dei potenti ricorrere agli astrologi quando si trattava di concepire un figlio. Dal racconto di Ferreto Ferreti possiamo così dedurre che la  nascita di Cangrande fosse particolarmente attesa e che la data del suo concepimento, proprio in ragione di un oroscopo, fosse stata scrupolosamente programmata. Che del resto egli sia stato fermamente voluto dai suoi genitori lo confermerebbe il fatto che venne partorito quando la madre doveva aver superato i quarant’anni

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