Castelvecchio non deve diventare argomento della campagna elettorale: la storia della città non lo merita

(di Bulldog) La politica ha un brutto vizio: quello di saltare sulle spalle dei militari in cerca di consenso e di vantaggi. Gente che non ha fatto un giorno di naja che improvvisamente diventa un fan sfegatato delle stellette al primo presentat’arm che riceve. Che sia un presidente, un ministro o un consigliere comunale non fa molta differenza.

Per questo, la vicenda di Castelvecchio, del Museo e del Circolo Ufficiali dovrebbe restare fuori dalle polemiche dei partiti che sentono nell’aria già l’odore del sangue della imminente campagna elettorale. Bulldog al Circolo Ufficiale ci è cresciuto, moltissimi ricordi personali sono legati a quelle sale, ai riti che vi si svolgevano e sa bene cosa ha significato frequentare quel Circolo in anni difficili per le Forze Armate, quando la politica proprio nemmeno si avvicinava a Castelvecchio per paura di passare da reazionaria.

Verona ha un debito di riconoscenza verso le Forze Armate. Sono state per decenni una delle maggiori rendite della città: forniture, rifornimenti, personale residente, Verona è cresciuta coi militari e in Verona i militari hanno trovato casa, messo su famiglia, ne sono diventati una componente. L’eredità storica delle Forza Armate a Verona la vediamo ogni giorno: dalla cinta delle mura austriache all’Arsenale,  alla Santa Marta oggi campus universitario, alle tante caserme costruite dalla fine dell’Ottocento in quella che era la retrovia di un fronte importante con l’Impero occupante le province irredente rimaste escluse dall’unificazione nazionale. Verona è custode di  tantissime storie di soldati che in cento fronti diversi, in Africa, sul Piave, in Russia, a Cefalonia, nella difesa orgogliosa della bandiera anche l’8 settembre si sono fatti onore. Ancora oggi, alcuni dei migliori reparti italiani hanno stanza a Verona. Pochi, ma ci sono.

Verona lo sa; le Forze Armate lo sanno.

Ora c’è un doppio problema da risolvere: dare ai Militari una sede prestigiosa per le loro attività; dare al Museo simbolo della città una ulteriore possibilità di crescita.  Le due cose non sono in contrapposizione considerando che una Cittadella militare ancora c’è, è a pochi passi da Castelvecchio, è ricca di storia, e potrebbe diventare anche uno spazio unico per ricordare alla Città quel legame fortissimo che ha con l’Esercito italiano. Certo, non ha il privilegio di una vista unica sull’Adige, ma sarebbe nel cuore della città e il trasferimento del Circolo potrebbe anche dare il via ad una riqualificazione complessiva della Cittadella magari contribuendo a ricostruirle un ruolo nazionale che col tempo è andato scemare.

Attorno all’Ospedale Militare c’è un compound che attende di essere valorizzato e che potrebbe contenere anche un Museo che ripercorra le vicende militari a Verona, in oltre un secolo e mezzo di convivenza. In fondo, moltissime rigenerazioni urbane della città stanno concretizzandosi su ex sedimi militari. Sarebbe un segnale di comunanza vera e non di un “patriottismo di maniera” che si fa uscire dal cassetto per conquistare un voto in più.  

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