Il Veneto continua ad essere la regione italiana che fa più tamponi

Finora ne ha fatti 8.187.720 tamponi molecolari e 13.065.198 test rapidi. Nelle ultime 24 ore sono stati trovati 2.816 nuovi positivi, con un’incidenza dll’8,37%. I ricoverati in reparti non critici sono 1231 (+35) mentre quelli in terapia intensiva sono 185 (+13). I morti sono stati 24 e portano il totale a 12.306 decessi da inizio pandemia. Zaia ha comunicato i parametri che attualmente tengono il Veneto in zona gialla, ma che sono in bilico. L’RT è 1,13. L’incidenza al 6,1 per 100 mila abitanti è ormai ampiamente al di sopra della soglia. Il tasso d’occupazione delle Terapie Intensive è del 17%. Basta aumentare del 3% e sforare il 20% si va in arancione. Quindi non ci vuole molto. Quello che ancora ci tiene in giallo è il Tasso d’occupazione dei reparti non critici che attualmente è del 18%. Manca un bel po’ alla soglia del 30%, superata la quale scatterebbe la zona arancione. Ma, come dice Zaia, i ricoveri dipendono dai comportamenti tenuti al di fuori degli ospedali. E allora valgono le solite raccomandazioni: mascherina, lavaggio delle mani e distanziamento. Ma soprattutto sono i vaccini a salvarci dalla catastrofe. Se è vero che l’87,1% dei Veneti è ormai vaccinato, bisogna sapere che l’80% dei ricoverati è composto da non vaccinati. Ma bisogna dire, ha sempre ricordato Zaia, che dei vaccinati quelli che vengono ricoverati sono quercine hanno fatto una sola dose o, se han fatto la seconda, è stato molti mesi fa e quindi l’immunità è calata, oppure che avevano fatto la 3^ dose due giorni prima. Senza considerare che i non vaccinati rappresentano anche i casi più complicati. Questo tanto per mettere a tacere una volta per tutte i no-vax che vanno seminando la balla che i vaccini non servono. «Sernza vaccini – ha concluso Zaia- saremmo chiusi e con molti più morti.»

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