Nel 2022 la città si gioca il tutto per tutto

(di Giorgio Massignan) Dopo quasi 15 anni di governo della destra, nonostante due sindaci diversi, gli esiti sono stati pressoché identici e  le eccellenze della nostra città si sono lentamente trasformate in mediocrità. L’aeroporto Catullo e l’Ente Arena di Verona, per colpa di gestioni inadeguate, hanno seriamente rischiato il fallimento.   L’Ente Fiera di Verona e il Consorzio ZAI, che fin dalla loro costituzione hanno rappresentato un importante impulso per lo sviluppo economico e urbanistico della città, si sono tramutati in organismi rigidi, privi di fantasia e operatività.

La decadenza di quelle che erano state le nostre eccellenze non è avvenuta per caso, ma  soprattutto per le ingerenze dei partiti politici nelle scelte degli amministratori, spesso incompetenti, ma fedeli ai loro padrini.  A questi infelici contesti, vanno aggiunte le sorti di quelle che erano state le nostre due maggiori banche cittadine, la Cassa di Risparmio e la Banca Mutua Popolare, oltre all’Assicurazione Cattolica.  Non va scordata neppure la gestione urbanistica della nostra città. Sia il sindaco Tosi che il sindaco Sboarina, hanno delegato agli investitori privati le scelte d’uso del territorio, e la conseguente pianificazione è stata pesantemente influenzata dalle legittime aspettative economiche degli operatori economici.  Il sistema del verde, con la cintura extra moenia e i collegamenti verdi ai  parchi urbani, della collina e delle mura (solo sulla carta), è rimasto un bel sogno.  Si è invece attuato, o cercato di attuare, il sistema di trasporto pubblico tramite il filobus; progetto ereditato dal sindaco Tosi, che ha causato il taglio di centinaia di alberi e l’apertura di una serie di cantieri che hanno e stanno bloccando la città. Dopo quattro anni, non si conosce quale sarà la sorte della mobilità pubblica.  In questi ultimi 15 anni, nonostante la nostra città sia ricca di storia, di cultura e di patrimonio architettonico e artistico, coloro che l’hanno amministrata non se ne sono molto curati.  Addirittura, nella seconda amministrazione Tosi, non c’era neppure l’assessorato alla cultura. Fa testo la bocciatura di Verona dalle finaliste per la Capitale della Cultura 2022. Del resto, se uno dei progetti bandiera era quello relativo ai Magazzini della Cultura al Forte Santa Caterina del Pestrino, è comprensibile perché sia stata esclusa.

Ma, nonostante  il quadro della gestione politico-amministrativa di Verona da parte della destra sia stato fallimentare, sembra che l’esito delle elezioni favorisca ancora una volta i partiti di destra e centrodestra. Per quanto riguarda la sinistra e il centro sinistra, si avverte la necessità di un tavolo autorevole per organizzare un’aggregazione programmatica tra i diversi partiti e gruppi di quell’area. Nel 2017, alle amministrative, la destra con il centro destra ha ricevuto il 63,9%, la sinistra con il centro sinistra il 27% e i Cinque Stelle il 9,18%; sembrerebbe non esserci storia. Ma va considerato che ha votato il 58,81 dei diritti al voto; rimane una quota del 41,19% che non si è espressa. Alcuni perché impossibilitati o non interessati, ma altri perché non hanno trovato un credibile programma elettorale e candidati affidabili. Forse, anche perché stanchi e delusi della frammentazione del centro sinistra e della sinistra in partiti, partitini, gruppi e gruppetti in continua disputa tra loro.

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