Povertà energetica, nelle case italiane inizia a mancare la luce

(di Stefano Tenedini) C’è chi deve mettere un contatore più “potente” perché i 3 kilowatt di norma non gli bastano per alimentare il piano di cottura a induzione e la lavatrice o per ricaricare la batteria della Tesla. E chi invece rischia di cenare a lume di candela, e non per romanticismo. Come gli oltre 2,3 milioni di famiglie (quasi 5,3 milioni di persone) che oggi in Italia vivono in situazione di “povertà energetica”. Lo conferma l’ENEA, che ha diffuso gli ultimi numeri resi disponibili dal Rapporto annuale dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (Oipe). Fra il 2016 e il 2018 il fenomeno ha colpito circa 40 mila famiglie in più, con un incremento dello 0,1% l’anno che, in valori assoluti, vale l’8,8% a livello nazionale. Ogni anno insomma una famiglia su mille vede spegnersi progressivamente la luce.

Più in generale, l’identikit della “povertà energetica” (che viene tracciato usando gli stessi indicatori del Pniec, il Piano Nazionale Energia e Clima) evidenzia che a essere colpite sono soprattutto le regioni del Sud, le famiglie con oltre cinque componenti, quelle guidate da donne ultracinquantenni e quelle in cui il capofamiglia ha meno di 35 anni. Può sembrare poca cosa, ma è un drammatico indice di come l’Italia continui a illudersi di essere uno dei Paesi trainanti dell’economia mondiale ma non riesca a fare fronte a bisogni primari, come appunto l’energia ma anche l’acqua (sono recenti le polemiche sula rete idrica colabrodo) e il cibo, come dimostrano i drammatici dati raccolti dal benemerito Banco alimentare.

Le elaborazioni effettuate da ENEA su dati dell’Istat per il Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica 2020 e per il Rapporto OIPE evidenziano che in prevalenza affrontano più rischi i residenti nelle regioni del Mezzogiorno, con particolare riferimento a Campania, Calabria e Sicilia dove nel 2018, risultava in povertà energetica tra il 13 e il 22% della popolazione, un dato ben più elevato rispetto alla media dell’8,8% nazionale. Scenario che non cambia anche tenendo conto di caratteristiche regionali legate al differente costo della vita o agli specifici livelli medi di spese energetiche. C’è una parte d’Italia che finisce spesso al buio.

Ulteriori problematiche riguardano anche le dimensioni del nucleo familiare. Sul territorio nazionale la quota di famiglie numerose in povertà energetica è più del doppio rispetto a quella relativa ai nuclei con un solo componente, ed è di circa quattro punti oltre a quella delle coppie di coniugi. Maggiori tassi di povertà energetica si riscontrano poi anche tra le famiglie in cui il componente di riferimento è relativamente giovane. Nel 2018 la classe di età con incidenza più elevata era “fino a 35 anni”, indipendentemente dal fatto che questo componente di riferimento sia uomo o donna. In questi casi la povertà energetica sfiora l’11%. Per le età superiori a 51 anni invece le percentuali sono sotto la media nazionale.

Nel confronto tra i sessi, per cui complessivamente non si osservano specifiche differenze, emerge però la condizione di svantaggio per le famiglie guidate da donne di età compresa tra i 51 e i 70 anni. E se nelle famiglie con a capo uomini oltre i 51 anni e con due-quattro componenti le percentuali di povertà energetica variano tra il 7% e l’8%, là dove a essere capofamiglia è una donna di pari età, la percentuale sale dal 10% al 13%.

Non va bene per niente, né dal punto di vista economico né da quello etico e sociale. C’è il riferimento normativo della Strategia Energetica Nazionale (SEN) del 2017, richiamata nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima del 2020, che identifica come persone – o famiglie – “in povertà energetica” coloro che incontrano difficoltà ad acquistare un paniere minimo di beni e servizi energetici. Oppure chi si trova in condizione per le quali accedere ai servizi energetici implica una “sottrazione di risorse” superiore a quanto sia considerato socialmente accettabile in termini di spesa o reddito. E nella fase di disagio economico che si lega alla pandemia questa situazione è oggettivamente intollerabile e va affrontata.

“Si tratta di un problema complesso, che scaturisce dalla presenza contemporanea in vari nuclei familiari di redditi bassi, abitazioni inefficienti dal punto vista energetico e alti costi dell’energia”, sottolinea Ilaria Bertini, a capo del dipartimento ENEA Efficienza energetica. “Oggi possono contribuire a contrastare questo fenomeno gli strumenti di incentivazione, che promuovono l’efficienza energetica nel settore residenziale e, in particolare, le diverse detrazioni fiscali per la riqualificazione degli immobili, come l’Ecobonus e il Superbonus del 110% e il Conto termico. Ci attendiamo un ulteriore impulso Recovery Plan europeo, in cui per ora” conclude “sono previsti circa 30 miliardi per progetti di efficienza energetica e per la riqualificazione degli edifici. Nella speranza che basti a riportare la luce in tutte le case.

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