(p.d.) L’intervento militare Usa in Venezuela è la dimostrazione, se c’era ancora qualche dubbio, che sono saltate tutte le regole che nel secolo scorso avevano regolato i rapporti fra le nazioni. Il diritto internazionale, l’Onu, la corte internazionale de l’Aia non contano più niente. L’assetto che ha preso il mondo è tornato ad essere regolato dalla legge del più forte. Com’è sempre stato.
Gli imperi nel corso dei secoli, ma anche i confini fra gli stati, sono la risultante di atti di forza, avulsi da qualsiasi giustificazione giuridica. La motivazione, piuttosto, era quella di portare una superiore civiltà, la vera religione o semplicemente affermare la superiorità di questo o quel popolo. E con quella scusa si sfruttavano terre, si controllavano posizioni strategiche, si schiavizzavano popoli traendone manodopera a costo zero.
Quello che accade oggi è sostanzialmente la stessa cosa. Solo che si cerca di ammantarla con delle giustificazioni pseudo-giuridiche.
Il petrolio del Venezuela
Trump ha attuato il blitz contro il Venezuela giustificandolo ipocritamente come un’azione contro il traffico di droga. Ma tutti sanno che quello che gli interessa è il petrolio. Altrimenti avrebbe dovuto invadere la Colombia, dove notoriamente avviene la coltivazione della coca.

Israele, per massacrare il popolo palestinese, s’è appellato al ‘diritto di rappresaglia’ dopo aver subito la strage del rave-party del 7 ottobre 2023. Ma tutti sanno che l’obiettivo sono i grandi giacimenti di gas nel Mediterraneo prospiciente Gaza.
Putin per invadere il Donbas s’è richiamato al diritto di autodeterminazione delle popolazioni russe oppresse dall’Ucraina.
Gli Usa, per invadere l’Iraq e far fuori Saddam Hussein, vestendo la divisa di poliziotti del mondo -allora lo potevano ancora fare- hanno tirato fuori la scusa, rivelatasi poi falsa, delle “armi di distruzione di massa” possedute dal ‘rais’.
La Nato, per espandersi nei Balcani, ha preso a pretesto la necessità di un intervento militare per motivi umanitari porre fine ai massacri etnici. E così via.
La verità è che dopo la fine del bipolarismo Usa-Urss e terminata l’illusione della globalizzazione, il mondo ha assunto un assetto multipolare fondato non sul diritto, ma sulla forza.

Gli Usa, che per ora rimangono la più grande potenza, riprendendo la dottrina Monroe, considerano l’intero continente americano cosa loro, tanto che hanno anche cominciato a rivendicare la Groenlandia.
La Russia, che è il più grande stato del mondo, occupa una posizione strategica e centrale nel continente euro-asiatico, è autonoma sia dal punto di vista alimentare che delle materie prime ed è la 2ª potenza nucleare.
La Cina è il gigante che dopo l’impressionante crescita economica ha cominciato a dire la sua anche sullo scenario geopolitico del Pacifico e, prima o poi, vorrà annettersi Taiwan, e a sud si dovrà confrontare con l’India, l’altro gigante asiatico.
Saranno i rapporti di forza, economica e militare, fra questi soggetti a determinare gli equilibri del mondo in questo secolo.
E in tutto questo l’Europa? Non pervenuta.
