(Attilo Zorzi) Nel giorno dell’Epifania in piazza Bra quest’anno al posto del falò del “Brusa la Vecia” i veronesi si sono trovati davanti a uno spettacolo freddo, anonimo, incapace di parlare alla città e alla sua storia, che tra balli in piedi sulle sedie e vapore acqueo non si è ben capito che cosa fosse e che cosa volesse rappresentare.
Probabilmente non lo sapevano nemmeno gli organizzatori e di sicuro nemmeno i passanti che sono stati raccolti per cercare di mostrare la presenza di qualcuno al triste evento.
Bruiel ovvero Brusa la Vecia
Tra l’altro il “bruiel” non è mai stato soltanto un fuoco. È un gesto collettivo, un momento in cui la comunità si ritrova, guarda le fiamme salire e legge nei loro segni un passaggio simbolico: la fine dell’anno vecchio, la speranza per quello nuovo, la continuità di una tradizione contadina che attraversa generazioni e che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. Togliere il falò significa togliere il cuore di questo rito e togliere la veronesità e parte della nostra tradizione.

Lo spettacolo proposto in sostituzione, per quanto forse animato da buone intenzioni o da esigenze organizzative, è apparso triste e scollegato dal contesto e dalla realtà, a tratti persino surreale nella sua totale mancanza di idendità.
Un evento che avrebbe potuto svolgersi ovunque, privo di radicamento nel luogo e nel tempo. Piazza Bra, uno degli spazi simbolo di Verona, meritava qualcosa di più di una soluzione di ripiego, di un intrattenimento che non ha saputo né emozionare né coinvolgere davvero.
Colpisce soprattutto la mancanza di ascolto verso la cittadinanza. Le tradizioni popolari non sono un fastidio da gestire, né un problema di ordine pubblico da sterilizzare, ma un patrimonio culturale vivo. Se esistono criticità, quali quelle ambientali, legate alle polveri sottili, di sicurezza o logistiche, il compito delle istituzioni dovrebbe essere quello di trovare soluzioni condivise, non di cancellare il rito e sostituirlo con un surrogato senz’anima.
Mantenere vive le tradizioni
In molte altre città italiane si è riusciti a mantenere vivi falò e feste tradizionali, adattandoli ai tempi senza snaturarli. A Verona, invece, si è scelto di spegnere il fuoco e con esso una parte dell’identità popolare della città. Il risultato è stata un’Epifania spenta, che ha lasciato più tristezza e indignazione che festa.
La speranza è che quanto accaduto non diventi la nuova normalità. Le tradizioni non sono un residuo del passato, ma un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che vogliamo essere. Senza quel fuoco, in piazza Bra, non si è solo persa una fiamma: si è persa un’occasione di comunità.
Si é persa l’ennesima occasione per voler bene a Verona e alla sua storia!
