(p.d.) Mai avremmo immaginato, fino a qualche mese fa, una rottura tra Europa e Stati Uniti. Era dalla fine della 2ª guerra mondiale che s’era consolidato un patto d’amicizia e collaborazione politica e militare che nessuno, nemmeno i comunisti, avrebbe pensato potesse essere scalfita. L’asse atlantico era fuori discussione. Invece s’è rotto. Tutt’a un tratto. Perché?

La narrazione degli “europeisti” – si fa per dire – o meglio dei “volonterosi” – non si sa animati da quale volontà se non quella di stare a galla in una barca che affonda – è che è tutta colpa di Trump che -sempre secondo loro- è uno scriteriato, arrivato non si sa come ad essere eletto per la seconda volta presidente degli Stati Uniti. La vulgata è quella di un uomo inaffidabile, mutevole, pieno di sé che non ha rispetto per nessuno. 
Qualcosa di simile, anche se con toni diversi, fino a qualche tempo fa era riservato a Putin.

E’ la solita storia. Quando qualcuno non è in linea con i desideri, con la visione e gli interessi del mainstream, viene descritto come una specie di pazzo. Ma basta avere un po’ di cervello per capire che non è così.

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Gli Stati Uniti guardano al Pacifico

Se il sodalizio atlantico s’è incrinato non è certo perché Trump è strano. E’ la conseguenza logica di un fatto che l’establishment europeo non vuole accettare: che gli equilibri mondiali sono cambiati. Non c’è più l’egemonia globale degli americani che era seguita alla fine del bipolarismo Usa/Urss. Il mondo è diventato multipolare. Oltre agli Stati Uniti c’è anche la Russia, la Cina ed altre grandi realtà geopolitiche emergenti. Logico quindi che cambino assetti e alleanze.

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Prima della scoperta dell’America il baricentro del mondo era nel Mediterraneo. Poi, con lo sviluppo del nuovo continente, s’è traferito nell’Atlantico. Oggi, dopo che Cina, India, Pakistan, Corea, Giappone e Australia si stanno affacciando sulla scena mondiale, quell’area è diventata più importante per gli scambi economici e il baricentro s’è spostato nel Pacifico.

Va da sé che agli Stati Uniti il legame con l’Europa interessi di meno. Di qui le scelte di Trump sui dazi, sulla Nato, sull’Ucraina.

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Ed è alla luce di questa semplice considerazione che si può ben comprendere perché Londra, Parigi e Berlino siano così impegnati a sostenere Zelkensky nella sua guerra persa, provocando ancora morti e distruzione e succhiando i soldi dei cittadini europei che invece vorrebbero la pace. La guerra serve per tenere in qualche modo agganciati gli Usa da una parte, e per pompare la menzogna della Russia che ci vorrebbe invadere dall’altra.

Solo così possono giustificare ancora l’esistenza di un’Unione Europea ormai morta e dell’obsolescenza della Nato che contiene già nel suo nome North Atlantic Treaty Organization, la spiegazione del suo superamento. Gli Stati Uniti restano amici. Ma loro sono in America.