(Federico Dal Cortivo) Con la richiesta spregiudicata della Groenlandia da parte di Trump forse è iniziato il conto alla rovescia per la Nato, che già dalla caduta del muro di Berlino non aveva più alcuna ragion  d’essere se non nell’ottica nell’espansionismo statunitense teso a circondare la Russia.

Le linee guida sono descritte da Zbigniew Brzezinski, già consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Carter, nel suo famoso libro di geopolitica“La grande scacchiera”, Ed. Longanesi 1998. Avere la supremazia in Eurasia significa avere il controllo del mondo. E Washington ha sempre ostacolato la nascita di potenze che potessero mettere in discussione questo primato.

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Questo fino ai primi anni del secolo, apogeo della potenza unipolare americana, con un Europa controllata  da Washington tramite la Ue e la Nato, che ha sempre avuto come comandante in capo un generale americano. 

Oggi con la fine del modello unipolare sorgono potenze in ascesa come  Cina, Russia, India, Iran e Brasile, che anche attraverso la creazione  dei BRICS, portano il mondo verso un modello multipolare. 

L’Europa sembra fuori dai giochi, incapace di elaborare anche una minima forma di autonomia. Il caso del Nord Stream è emblematico. Tutti sanno chi è stato a distruggerlo. Biden l’aveva annunciato durante una conferenza stampa con Olaf Scholz, ma nessuno osa dirlo. Il danno? Prima gas a basso costo dalla Russia, ora Gnl  proveniente in massima parte  dagli Usa che costa 4 volte tanto.

Ora la disputa sulla Groenlandia vede contrapposti due stati della Nato. Potrebbe essere il classico birillo che una volta caduto farà cadere tutta l’intelaiatura della cosiddetta Alleanza Atlantica mentre la Russia resta a guardare compiaciuta. 

Con il trattato di pace di Parigi del 1947, dopo la sconfitta ad opera di Stati Uniti e Gran Bretagna, è stata sancita la fine della sovranità politica ed economica dell’Italiache veniva assegnata alla sfera d’influenza americana, mentre la Gran Bretagna, spossata da 6 anni di guerra, cedeva il controllo del Mediterraneo all’alleato d’oltre oceano, anche se in realtà continuava ad operare in Italia con l’MI6, il suo servizio segreto.

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Le truppe statunitensi  erano sbarcate in Sicilia nel luglio del 1943, con la complicità della Mafia e della Massoneria, come documentato libro “Arrivano i nostri” di Alfio Caruso- Ed Longanesi. Da allora non lasceranno più il territorio italiano, installando comandi militari, basi aeree, terrestri e navali, depositi logistici e centri radar.

La Nato nasce nel 1949

Il 4 aprile 1949 nasceva la Nato allo scopo didifendere l’Europa Occidentale dal Patto di Varsavia costituito dall’Unione Sovietica nel 1955 dopo che Usa e Urss s’erano spartiti l’Europa con il Trattato di Yalta nel 1945 definendo le zone d’influenza e di occupazione militare che sono rimaste fino alla caduta del muro di Berlino.

Nei fatti la Nato ha funzionato come uno strumento in mano all’America. Le recenti guerre nel Vicino Oriente lo dimostrarono, con la proiezione della Nato fuori dal Nord Atlantico e dall’Europa.

Per l’Italia l’Alleanza Atlantica ha significato solo il radicarsi della presenza militare statunitense, che ha strategicamente occupato la penisola da Nord a Sud isole comprese, con installazioni radar, basi aeree, logistiche, caserme, porti, comandi ecc.

L’extraterritorialità

Le basi statunitensi pongono un problema non solo politico ma anche giuridico perché sono sottratte, di fatto, alle leggi italiani e coprono le attività in esse svolte con segreto militare e di Stato.
Gli stessi militari statunitensi non possono essere processati dai tribunali italiani, ma solo da quelli militari delle loro Forze Armate.  Gli “accordi SOFA- Status of Force Agreement” sono stipulati tra gli Stati Uniti e il Paese ospitante e consentono l’impunità nei confronti delle leggi locali e non consentono nemmeno di verificare l’arrivo e la partenze delle truppe Usa*. 

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I dati riferiti a prima dell’11 settembre 2001 danno ben 93 accordi SOFA sottoscritti nel mondo, certamente quelli stretti con nazioni sconfitte nella 2ª Guerra Mondiale sono stati imposti senza nessuno potere negoziale da parte dei vinti. 

La strage del Cermis

Un  episodio su tutti, la strage del Cermis del 3 febbraio 1998, quando un velivolo dei Marines EA 6B Prowler volando al di sotto della quota di sicurezza trancia i cavi della funivia  che da Cavalese porta al monte Cermis. Nello schianto muoiono 20 persone di varie nazionalità europee.

I processi farsa che seguono negli Stati Uniti ai membri dell’equipaggio si risolvono  con condanne lievi dell’equipaggio dell’aereo, 6 mesi ed espulsione dai Marines del pilota comandante, mentre  al co-pilota solo la radiazione dal Corpo. In questo caso, oltre al danno vi fu anche la beffa. Un accordo tra l’allora governo D’Alema e Clinton, nel quale l’Italia s’impegnò a non richiedere nessun risarcimento politico in cambio del rilascio dell’attivista di sinistra Silvia Baraldini detenuta in Usa e condannata a 43 anni di carcere. 

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L’attività all’interno delle basi è regolata dall’accordo bilaterale e segreto del 1954 conosciuto come Accordo ombrello stipulato dall’allora Ministro degli Esteri Giuseppe Pella con l’ Ambasciatrice Clara Boot Lucee , seguito poi il  memorandum d’intesa del 1995- Shell Agreement. Ma il vero cardine  è l’accordo del 1954. Per capirne la portata basta osservare le attività svolte sul suolo italiano.

Se in ambito Nato è prevista la cooperazione militare tra gli Stati membri e la mutua cooperazione ( Art 3), non rientra minimamente l’obbligo di dare in uso una base, eppure in Italia fra strutture grandi e piccole queste superano le 100 unità**. Si dice che il territorio dove sorge la base è italiano e quindi c’è una “giurisdizione italiana sulle basi Usa, dando poteri precisi al comandante della base che deve essere italiano, mentre quello operativo è statunitense, inoltre il comando Usa dovrebbe avvertire in anticipo quello italiano per quel che riguarda le operazioni in atto o in programma**. Questo sempre sulla carta”.

Il distinguo che si fa tra basi Nato e basi Usa per l’Italia, ma anche per la Germania è labile. Le prime sarebbero interforze con settori dedicati alle forse Usa, le seconde, ad esempio Aviano o Sigonella, sono statunitensi, ma se il loro utilizzo avviene per mezzo di un accordo bilaterale mantenuto segreto, quali garanzie vi possono essere sul reale controllo italiano? Nessuna, perché semplicemente esso discende direttamente da clausole stabilite dopo la sconfitta del 1945 e che vedono gli Stati Uniti potenza occupante e quindi in grado di dettare regole e pretendere spazi  aerei, marittimi e territoriali.

Come non serve invocare l’Art 11 della Costituzione italiana che “vieta all’Italia di condurre una guerra d’aggressione” e l’Art 5 della Nato, che prevederebbe l’intervento (non automatico) dell’Alleanza in caso di aggressione di uno dei suoi membri, per giustificare le basi sul suolo italiano e le limitazioni alla nostra sovranità Nazionale”.
Con le cosiddette “missioni di pace”o contro il “terrorismo internazionale”, in  Bosnia, Iraq, Afghanistan, la Nato si è messa ben al di fuori di quelli che erano gli obiettivi dichiarati alla nascita. Eppure nulla è cambiato nel dispiegamento di Us Air Forces-Us Navy e Us Army.

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“Per quanto riguarda le armi nucleari – secondo GlobalMilitary.net -ci sarebbero stoccate nella base aerea di Aviano 20/30 bombe B61 , alla base di Ghedi invece 10/15 ,tutte le B 61 sono  in progressiva sostituzione con le nuove B 61-12, questo nonostante l’Italia abbia aderito al Trattato di non Proliferazione Nucleare. Esse sono in mano statunitense con l’escamotage della doppia chiave, possesso e controllo Usa  e uso solo con consenso italiano, creato per aggirare l’ostacolo del TNC che vieta la fabbricazione e detenzione di testate nucleari”

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L’evoluzione internazionale in atto pone l’Europa e l’Italia di fronte a dalle scelte impensabili appena qualche anno fa.
Se la Nato, sconfitta in Ucraina e delegittimata da Trump che mostra disprezzo per questa Europa, dovesse dissolversi, potrebbe essere l’occasione di ricercare anche a livello europeo una rinata indipendenza militare ed economica, che possa dare finalmente la possibilità di tutelare realmente i nostri interessi geopolitici nell’area del Mediterraneo.

Qui altri attori si stanno già posizionando, vedi la Turchia, traendone vantaggi geopolitici. L’occasione è di quelle che fanno la Storia.
Vedremo se in Europa ci sarà una classe politica degna della sua storia e della sua civiltà che rischia di scomparire.

Fonti: * Nemesi – Chalmers Johonson ** Servizio Affari Internazionali del Senato della Repubblica