All’inizio del 2024 è proprio il Segretario della Lega Matteo Salvini a puntare con decisione su Roberto Vannacci per le elezioni europee. Una scelta personale e fortemente politica: l’ex generale dell’Esercito, pluridecorato, con una lunga carriera militare alle spalle come servitore dello Stato, viene indicato come figura capace di intercettare un elettorato identitario e conservatore. La candidatura divide il partito, ma il leader della Lega tira dritto.

Forte anche del consenso acquisito con il libro “Il Mondo al Contrario” il generale viene eletto al Parlamento europeo con un risultato significativo: oltre 500 000 preferenze! Il successo rafforza la sua posizione e ne accelera la trasformazione da “candidato simbolo” a protagonista politico. All’interno della Lega, però, iniziano a emergere i primi malumori: il generale appare meno controllabile di quanto previsto e sempre più consapevole del proprio peso elettorale.

Nei mesi successivi Vannacci costruisce un’identità politica autonoma, con prese di posizione nette su identità, immigrazione e sovranità. Linguaggio chiaro, diretto. Nascono strutture e gruppi di riferimento che ruotano attorno alla sua figura, percepiti da una parte del partito come una sorta di “corrente parallela”. Il rapporto con i vertici leghisti si raffredda.

Con l’avvicinarsi delle scadenze politiche future, Salvini ribadisce la necessità di un partito compatto e disciplinato. Alcune sue dichiarazioni pubbliche, incentrate sul primato della leadership e sull’idea che la Lega non sia un partito di “generali”, vengono lette come un messaggio diretto a Vannacci. Il clima si fa più teso, mentre emergono segnali di isolamento dell’eurodeputato in alcune iniziative ufficiali.

La frattura emerge in modo plastico durante la convention della Lega a Roccaraso. Sul palco dell’evento interviene Francesca Pascale, per un confronto sui diritti LGBTQ+, scelta che segna una precisa linea politica.
Nello stesso giorno, Vannacci — pur essendo vicesegretario della Lega — è assente: si trova a Parma, dove tiene un proprio evento politico, in una sala affollata, davanti a un pubblico che ne rafforza il profilo personale. Due appuntamenti, due messaggi, due immagini che raccontano una distanza ormai evidente.

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Salvini e Vannacci. Un rapporto difficile

Oggi il rapporto tra Salvini e Vannacci appare segnato da diffidenza reciproca. Il primo rivendica la scelta politica che ha portato il generale in Europa, ma teme derive personalistiche; il secondo continua a richiamare il proprio consenso e il proprio passato di uomo delle istituzioni. Il caso Vannacci resta aperto e rappresenta una delle partite più delicate per il futuro della Lega e degli equilibri interni alla destra italiana.

Un incontro tra i due è ormai imminente, come andrà a finire?
Difficile ipotizzarlo, una cosa però è certa: comunque vada la Lega deve cercare di ricompattare le fila, poiché le elezioni politiche del 2027 incombono e questi attriti interni non sono certo d’aiuto per organizzarle al meglio.