Il disegno di impedire che sia unita dall’Atlantico agli Urali

Federico Dal Cortivo, per il quotidiano l’Adige di Verona, ne ha parlato con Davide Lovat, Consigliere Regionale nella lista “Szumski Resistere Veneto”, dottore in scienze politiche a indirizzo storico, filosofo del diritto e dottore in scienze religiose.

Dott. Lovat sembra che l’Unione Europea che sarebbe dovuta durare per chissà quanto tempo nei desiderata dei suoi creatori, si stia lentamente sfaldando sotto il peso delle sfide geopolitiche innescatesi a seguito della guerra in Ucraina. Lei cosa ne pensa al riguardo? E quale ruolo gioca l’amministrazione Trump in tutto questo?

Dall’Unione Europea al tentativo fallito degli Stati Uniti d’Europa

«Quando usiamo la definizione di Unione Europea ci riferiamo all’evoluzione avuta dal processo di integrazione continentale dopo i trattati di Maastricht e di Schengen, e soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino, la riunificazione tedesca e l’implosione dell’Unione Sovietica. Possiamo prendere il 1992 come anno definitivo di svolta, mentre prima c’era la Comunità Economica Europea che aveva dato seguito ai trattati CECA ed EURATOM.

Precisare è importante, perché fino a quel punto c’era un vasto consenso dei popoli europei coinvolti, mentre dopo si è avuta una chiara svolta tecnocratica e dirigista, perché imposta dall’alto e calata come un processo ineluttabile e indiscutibile. Infatti, dapprima si è avuta la sostanziale unificazione monetaria con l’introduzione dell’Euro e poi, nonostante il fallimento del processo costituente tramite la bocciatura della Carta di Nizza, con il Trattato di Lisbona (il TUE) è stato imposto dal 2008 un salto qualitativo che progressivamente starebbe attuando la transizione dagli Stati Membri dell’UE agli Stati Uniti d’Europa. Uso il condizionale perché questa era la strada tracciata dall’alto, cioè dagli USA per essere chiari.

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Fine della globalizzazione

Era una tappa verso la progettata realizzazione dell’utopistica “Repubblica Mondiale” che da inizio XX secolo rappresentava la stella cometa da seguire per l’élite globalista statunitense, la quale considera l’Europa come “il Vecchio Mondo”, cioè un genitore anziano sotto tutela, da accompagnare dove si vuole per il suo bene e senza che possa opporsi.
L’esito delle guerre mondiali rafforzò, tramite l’ordine scaturito da Yalta, questa impostazione geopolitica dell’Occidente a trazione americana orientato alla conquista del mondo intero, mondo da sottoporre a un unico modello economico-produttivo, giuridico, sociale e valoriale, naturalmente a immagine e somiglianza del modello americano.

Tuttavia le grandi crescite della Cina e dell’India, assieme all’irriducibilità della Russia, hanno fatto naufragare momentaneamente il sogno cosmopolita di un Nuovo Ordine Secolare (Novus Ordo Seclorum, per chi ha orecchi per intendere) che sembrava a portata di mano, tanto che già taluni intellettuali organici al Potere americanista parlavano di “fine della Storia”.

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L’Anglosfera

E qui possiamo completare la risposta alla domanda che menziona il ruolo dell’amministrazione Trump. Preso atto della distanza fra utopia e realtà, le élites statunitensi hanno cambiato strategia e sostituito con una nuova politica sovranista le precedenti dirigenze di stampo globalista: riesumazione della “Dottrina Monroe” aggiornata al tempo presente, cioè egemonia degli USA sulle Americhe, nonché dominio geopolitico ed economico sulla cosiddetta “Anglosfera”, cioè l’ex impero britannico (Oceania e parte dell’Africa), e sul “Vecchio Mondo da tenere rigorosamente separato dalla Russia perché un’Europa economicamente unita, dall’Atlantico agli Urali, sarebbe troppo forte per gli stessi USA.
L’amministrazione Trump punta a massimizzare il ruolo di prima potenza, avendo preso atto di non poter essere l’unica potenza egemone
».

L’irriducibilità della Russia

Il “dio euro”, gli accordi di Maastricht, l’obbligo del pareggio di bilancio pergli stati membri della UE, la rivoluzione verde, fanno da sfondo ad una crisi che era già in atto da tempo, ricordiamo l’attacco al North Stream e ora un riarmo senza precedenti, mentre un ipotetico tavolo per la pace tra Russia e Ucraina non vedrebbe la partecipazione dell’Ue. Quale è il suo parere al riguardo?

«In parte ho già dato la mia interpretazione su questi aspetti con la risposta precedente. Aggiungo che moneta unica, austerità di bilancio, transizione green e transizione digitale, separazione dalla Russia per le forniture energetiche e conflitto regionale in Donbass con l’obiettivo di far collassare economicamente e politicamente la Russia, erano elementi di una stessa strategia finalizzata al piano globalista sopra descritto.

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Davide Lovat

La vittoria della Russia, sorprendente dal punto di vista economico ancor più che dal punto di vista militare e geostrategico, anche se non viene ancora ammessa dalla propaganda massmediatica è stata comunque un colpo durissimo che ha portato, nei fatti, al “regime change” negli USA.

Dopo Trump ci sarà probabilmente una duplice “Presidenza Vance”, o chi per lui, ma in ogni caso è già chiaro che il ruolo pensato dai padroni americani per i vassalli europei è quello di “mercato privato” e di “giardino di casa”, con l’UE destinata a ridimensionarsi o addirittura a sparire, perché non più funzionale, e con al vertice dei vari Stati solo Governi fedeli: presto in Francia vincerà il sovranista Bardella che sostituirà il globalista Macron, in UK il sovranista Farage sostituirà il globalista Starmer, in Italia resterà al potere il Centro-Destra, in Germania si troverà il modo di sterilizzare l’AfD per renderla accettabile e così farla governare assieme alla CSU-CDU, e lo scacchiere sarà completato.

Il destino dell’Euro, come moneta, sarà deciso al termine di questa fase, così come l’organizzazione delle attività militari in un contesto che sarà post NATO, oppure con una “NATO – 2” da definire».

Lo smantellamento dello Stato Sociale

L’Unione Europea a suo avviso è stata complice dello smantellamento dello Stato Sociale e delle privatizzazioni in Italia ad opera dei vari governi?

«Lo è stata, ma perché eterodiretta dagli USA in vista di un’armonizzazione in chiave globalista. Ora che il piano strategico di Washington è mutato, bisognerà vedere quale futuro avranno gli Stati europei. Temo che la specificità del Welfare State propriamente europea che abbiamo conosciuto proprio negli ultimi 80 anni, finirà per essere un ricordo, nel nuovo mondo che si sta delineando».

Il Grande Reset

Che ruolo ha avuto Bruxelles nella gestione della cosiddetta “pandemia” anche alla luce del carteggio tra la Von Der Leyen e la multinazionale Pfizer?

Del carteggio tra Von Der Leyen e Pfizer ho solo letto sui giornali alcune notizie, non ho visionato i documenti e pertanto non posso dire molto. Di certo, invece, possiamo dire che l’allineamento tra OMS e UE nel periodo pandemico 2020-22 è stato l’apice delle prove di Grande Reset, annunciato proprio nel 2020 in pompa magna al World Economic Forum – palcoscenico dal quale l’élite globalista per anni ha dettato la sua linea geostrategica in politica ed economia – ma quella svolta dalla democrazia alla tecnocrazia è andata a sbattere contro l’irriducibilità della Russia.

Non solo sul piano militare, nonché contro le pesanti contraddizioni sociali interne agli USA, il vero grande problema di cui nessuno parla in modo approfondito, limitandosi la stampa e la TV a descriverne solamente alcuni sintomi esterni visibili.

Nel suo libro “La sconfitta dell’Occidente” Emmanuel Todd indica tra le cause che stanno portando al tracollo dell’Occidente un “nichilismo” oramai diffuso e la fine della spinta religiosa, indicata come “stato zero della religione”, in pratica dietro una disintegrazione economica ve ne è anche una religiosa. Todd titola l’8° capitolo del suo libro con “La vera natura dell’America è l’oligarchia”, puntando il dito sul “nichilismo”, portato quest’ultimo dall’ossessione del denaro e del potere fini a se stessi, dei non valori in pratica. Lei cosa ne pensa al riguardo e crede che anche l’Europa ne sia oramai totalmente infetta?

«Senza disprezzare Todd, un ottimo sociologo del quale io e Antonio Gesualdi – uno dei massimi conoscitori di Todd in Italia – divulgavamo le importanti intuizioni sul piano demografico ancora 20 anni fa, devo dire che nel libro che lei cita egli ha solo riciclato idee espresse da filosofi della politica di spessore ben maggiore, idee espresse ancora a metà del secolo scorso in chiave predittiva e clamorosamente attuali al giorno d’oggi.

In campo neomarxista, la Scuola di Francoforte aveva delineato questi scenari già con Adorno, Horkheimer (La dialettica dell’Illuminismo) e Marcuse (L’uomo a una dimensione), mentre in campo cattolico fu l’italiano Augusto Del Noce ne Il problema dell’ateismo ad anticipare la fine delle ideologie e l’omologazione dell’umanità occidentale a un sistema materialista, edonista e nichilista, facendo confluire le vecchie classi sociali ben differenziate in una sola indistinta classe neoborghese, politicamente orientata al “partito radicale di massa” che è l’ideologia propria e ancillare del sistema sociale ed economico produttivo del capitalismo finanziario.

Del resto, l’analisi del cosiddetto “americanismo” fatta ancora nel 1904 dal beato Henri Delassus ne Il problema dell’ora presente aveva già descritto come si sarebbe evoluta la civiltà sotto il dominio degli USA, ed esattamente così è stato. E sì, l’Europa ne è completamente infetta e la guarigione, ammesso che sia possibile, passerebbe solo dalla “liberazione dai liberatori”».

L’Europa verso un uovo assetto

Dott. Lovat se questa Europa delle banche e della finanza apolide finirà, grazie anche al mutare degli assetti geopolitici e della imminente sconfitta militare dell’Ucraina, crede che potrà sorgere a breve un soggetto unitario questa volta principalmente politico e non solo economico o si andrà verso un ritorno degli Stati nazionali?

«Come ho detto poc’anzi, credo che l’UE non evolverà più verso gli Stati Uniti d’Europa come era nelle intenzioni delle élites finanziarie, perché quel piano globalista degli USA è fallito. Ora gli USA hanno un altro piano, come si è detto, e l’Europa verrà trattata e indirizzata di conseguenza. Non sarà un ritorno al passato, perché è il passato che non ritorna, ma sarà invece un nuovo assetto ancora in via di definizione, sempre secondo i desideri e i bisogni dei nostri padroni di Washington. Non si vede all’orizzonte il minimo sintomo di un riscatto europeo, né sul piano economico, né sul piano filosofico e, dunque, in ultima istanza, nemmeno su quello politico.

Per chiudere con un sorriso, anche se amaro, uso una metafora cinematografica tratta dalla prima trilogia di Guerre Stellari: chi non si vuole arrendere è adesso come i Cavalieri Jedi ne “L’Impero colpisce ancora”: l’unica cosa che possiamo fare, in attesa di tempi migliori, è quella di Resistere, coltivando e conservando i semi della Tradizione che edificò la civiltà europea dopo la fine del mondo classico antico. Solo da là potremo riedificare la nostra civiltà, o essa perirà per sempre»».