(Angelo Paratico) San Giovanni Lupatoto è un comune italiano di 25000 abitanti in provincia di Verona, con la quale confina. Rispetto al capoluogo si trova in posizione sud-est.

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La chiave per capire l’origine del suo strano nome (secondo solo a San Giorgio Ingannapoltron) sta nel suo stemma che mostra un lupo. Dunque, nel medioevo fra gli alberi si trovavano molti lupi.

Un’altra sua stranezza è la presenza di una chiesa consacrata alla Madonna che ci protegge dai tedeschi. Si tratta del santuario della Madonna dello Staffalo dei Mori o dei Tedeschi. I lanzichenecchi venivano confusi con i mori per via della loro ferocia e lo staffalo, invece, è una parola di origine longobarda, indicante in origine un cippo o un capitello.

L’origine di questa chiesa risale al tempo della Guerra dei Trent’anni, nella fase riguardante la successione del Ducato di Mantova, alla morte di di Vincenzo Gonzaga, durante la quale si scontrarono le truppe della Repubblica di Venezia con quelle tedesche. Qualche lettore ricorderà che se ne parlava alla tavola fra Don Rodrigo, nel V capitolo dei Promessi Sposi del Manzoni, presenti il podestà, il Conte Attilio e l’avvocato Azzeccagarbugli, proprio quando apparve Fra Cristoforo.
Il territorio veronese fu più volte colpito da gruppi di Lanzichenecchi, che violentavano, rubavano e incendiavano senza che fosse possibile fermarli. Mantova la saccheggiarono il 18 luglio 1630.

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Pare che poi da Mantova una colonna di questa soldataglia si diresse verso San Giovanni Lupatoto, ma arrivati all’inizio settentrionale del paese, dove si trovava uno staffalo, cioè un capitello con dipinta l’immagine della Beata Vergine Maria, inaspettatamente rinunciarono a saccheggiare l’abitato. Gli abitanti riconobbero all’immagine del capitello il miracolo di averli risparmiati e decisero di costruirvi una chiesa e il capitello fu sovrapposto all’altare maggiore, quando fu terminata la costruzione. Posero la prima pietra il 17 luglio 1630, e alla sua costruzione parteciparono tutti i lupatotini, con numerose offerte raccolte e lasciti testamentari, come quelli di Carlo Bianchini e di sua moglie, Mattea Sagreda, che resta l’unica persona sepolta nella chiesa. La protezione, a quanto pare, funzionò anche durante l’occupazione tedesca, terminata il 25 aprile 1945. I lupatotini, forse grazie anche a questa chiesa, non ebbero vittime.