(Antonella Traina) Si è concluso venerdì 8 maggio il 2° anno della Scuola di pace e di non violenza di Verona, corso di formazione voluto dal vescovo Domenico Pompili sull’onda lunga dell’Arena di Pace 2024, ispirato e suggerito da papa Francesco

«L’obiettivo è formare giovani e adulti alla pace con competenze in mediazione politica, gestione dei conflitti e metodo nonviolento-, spiega Mao Valpiana, presidente del Movimento nonviolento che, insieme a don Renzo Beghini, presidente della Fondazione Toniolo, dirige la scuola.  

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«La genesi specifica è l’incontro di papa Francesco, ma possiamo dire che i temi della pace e della nonviolenza sono una sintesi della sua pastorale-, continua Valpiana– Non per niente il messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2017 aveva come titolo “La nonviolenza: stile di una politica per la pace” e mostrava come questo metodo abbia risolto tanti conflitti nella storia, dall’Inda al Libano».  

«La pace non è solo assenza di conflitto, ma molto di più- interviene don Beghini. – Questa Scuola parte da Verona ma ha un respiro nazionale. Ha un livello scientifico e conta su convenzioni con importanti Università italiane, da cui arrivano i diversi docenti, oltre a collaborazioni con enti, centri studi e fondazioni su tutto il territorio italiano». 

Il 2026 ha registrato un sensibile aumento delle domande di partecipazione.  «Il limite degli allievi ammessi è stato di quaranta-, continua Valpiana-.Il numero massimo per poter consentire un apprendimento e una partecipazione adeguati». 

Fra gli iscritti sia giovani che pensionati, persone di tutti i tipi anche con diverse esperienze professionali. Destinatari sono giovani volontari del Servizio Civile e formatori; docenti di unità didattiche sulla pace e incaricati dei progetti specifici di educazione civica; amministratori locali, assessori e consiglieri con delega alla pace; responsabili, volontari e operatori di ONG. Ognuno, alla chiusura del corso, dovrà produrre un elaborato su uno dei temi trattati durante l’anno di studio e questa tesina verrà discussa nel prossimo autunno, a settembre o ottobre.  

Il tema di quest’anno è stata la giustizia riparativa, un paradigma di giustizia attivo e relazionale che, parallelamente al processo penale, coinvolge vittima e autore del reato in un percorso volontario e confidenziale, facilitato da mediatori esperti, per riparare, appunto, i danni del reato. Lo scopo è la responsabilizzazione del reo e il ristoro emotivo e materiale della vittima, oltre il mero castigo. E’ stata istituita e disciplinata da uno dei due articoli della Riforma Cartabia, il 150, del 2022. 

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Mao Valpiana

«In Italia non è ancora prevista, dal punto di vista giuridico, la figura dell’operatore di pace-, spiega Valpiana-. Esiste una proposta di legge che verrà presentata come iniziativa popolare» 
 Se la legge venisse approvata verrebbero istituiti i corpi civili degli operatori di pace. A livello europeo esistono i corpi civili di pace, organizzazioni di giovani volontari, impegnati in azioni di pace non armate e non violente, che hanno l’obiettivo la prevenzione e la trasformazione dei conflitti con la promozione di una pace positiva e dell’educazione alla pace. 

E quest’estate una summer school di pace

Per quanto riguarda la Scuola di pace l’intenzione è quella di proseguire e istituire un nuovo corso anche il prossimo anno.   Intanto, questa estate, verrà realizzata anche una summer school all’estero aperta agli allievi che hanno partecipato al corso invernale. Si tratta di  una sorta di sperimentazione sul campo di quanto appreso nelle lezioni teoriche. 

Lo scorso anno i corsisti sono stati in Lituania, a Vilnius, per accogliere i profughi che fuggivano dalla Bielorussia. Quest’anno è prevista una permanenza in Bosnia, a Sarajevo e in altre città simbolo della guerra serbo croata degli anni ‘90 del secolo scorso.  

«Andremo lì per conoscere le esperienze di riconciliazione che sono state create per creare una memoria condivisa-, conclude Mao Valpiana-. A Sarajevo, prima della guerra, le diverse etnie convivevano e si integravano anche con matrimoni misti. Poi ci sono stati razzismo e un conflitto tra etnie che ha dato luogo anche a massacri e divisioni». 

Dopo la fine della guerra il racconto pubblico che si fece degli eventi, in Croazia, ma anche in Europa, fu opposto. 

«Oggi è importante ricostruire, per le nuove generazioni, la narrazione autentica, che non è mai o bianca o nera. Gli operatori di pace, con le loro specifiche competenze anche mediatorie, possono svolgere un ruolo significativo in contesti di questo tipo».