L’ultimo libro di Ezio Roncoroni, scrittore veronese d’adozione
Nel panorama editoriale italiano il genere action-adventure resta ancora una terra poco esplorata. Se nei mercati anglosassoni questo filone gode di una lunga tradizione, con eroi iconici, trame ad alto tasso di adrenalina e un pubblico fedele, in Italia l’avventura d’azione è spesso rimasta ai margini, schiacciata tra il noir introspettivo e il thriller psicologico.
Manca, da noi, una vera scuola di narrativa capace di coniugare ritmo, spettacolarità e coinvolgimento emotivo senza complessi di inferiorità culturale. È proprio in questo vuoto che si inserisce con decisione “La vendetta del leopardo” (Rudis edizioni, pp. 520, euro 21), il nuovo romanzo della penna di Ezio Roncoroni, lombardo di nascita ma veronese d’adozione, che sceglie stavolta consapevolmente di puntare sull’action-adventure per emozionare i lettori italiani.
L’intenzione, palese, è quella di riempire un vuoto.
Il libro si muove fin dalle prime pagine secondo coordinate chiare: azione, perdita, vendetta, rinascita. Il protagonista Emilio, ex ufficiale del Gruppo Operativo Incursori (COMSUBIN), è un uomo che ha già conosciuto la guerra, e che prova a lasciarsela alle spalle costruendosi una nuova vita ai Caraibi creando la Luxury Caribbean Charter & Journey, agenzia specializzata in crociere di lusso.

Roncoroni utilizza uno schema che può sembrare classico del genere action-adventure, quello cioè dell’eroe costretto a rimettere mano alle proprie competenze tecniche per sopravvivere e ristabilire un senso di giustizia, ma lo fa con una sensibilità moderna, in grado di conferire al tutto il giusto grado di autenticità.
Emilio non è un superuomo invincibile: al contrario è un personaggio segnato nel profondo, archetipo quasi dell’antieroe, che agisce spinto tanto dall’addestramento quanto dal trauma. La vendetta non viene mai raccontata come un gesto epico, fine a se stesso, bensì come un percorso sporco, costoso, che lascia cicatrici profonde e indelebili.
Il ritmo narrativo è uno dei punti di forza del romanzo. Le scene d’azione sono costruite con precisione cinematografica: inseguimenti, scontri armati, complotti politici e tradimenti si susseguono senza mai rallentare la tensione. Allo stesso tempo, l’autore inserisce pause mirate, brevi momenti di introspezione che permettono al lettore di respirare e di entrare nella mente del protagonista. È un equilibrio non facile, soprattutto in un contesto editoriale come quello italiano, spesso diffidente verso la narrativa di puro intrattenimento.
Il valore del volume, “La vendetta del leopardo”, sta proprio qui: nel dimostrare che anche un autore italiano può maneggiare con credibilità i codici dell’action-adventure, senza per questo scopiazzare modelli stranieri. L’ambientazione internazionale, la dimensione politica della trama e l’attenzione ai conflitti interiori danno al romanzo una solidità che va oltre il semplice romanzo d’azione. Roncoroni non rinuncia allo spettacolo, ma lo accompagna a una riflessione costante sul prezzo della violenza e sulla possibilità – o impossibilità – di ricominciare.
In un mercato che fatica ancora a riconoscere dignità a questo genere, il libro rappresenta un tentativo coraggioso di colmare una lacuna evidente. “La vendetta del leopardo” non è soltanto una storia di adrenalina e colpi di scena: è la prova che l’action-adventure può parlare anche agli italiani, offrendo evasione, emozioni forti e personaggi memorabili, senza rinunciare a spessore narrativo. Un romanzo che non chiede di essere giustificato, ma letto, vissuto e, soprattutto, seguito fino all’ultima pagina, a ritmo serrato, da rimanere senza fiato.
