Sta per concludersi la missione umanitaria medica del professor Gian Franco Veraldi, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia vascolare dell’Aoui di Verona, impegnato da quasi un mese all’ospedale Al-Shifa nella città di Gaza. Partito l’11 gennaio con Palmed Europe, organizzazione non governativa affiliata all’OMS, il medico veronese farà rientro in Italia il prossimo 12 febbraio, dopo settimane trascorse in un contesto di emergenza estrema.
“La situazione sanitaria è semplicemente drammatica – racconta Veraldi – manca tutto, dai farmaci alla strumentazione, anche quella chirurgica. Questo ospedale era il fiore all’occhiello della sanità palestinese, ma oggi è allo stremo”. Il professore spiega come le condizioni di lavoro siano rese quasi impossibili dall’assenza di mezzi diagnostici fondamentali: “Non è possibile eseguire indagini come ecografie o Tac. Ho dovuto realizzare interventi di microchirurgia con ferri non idonei, in condizioni di emergenza continua”.
Ma la crisi sanitaria è solo una parte del dramma. “Sotto il profilo umanitario la situazione è altrettanto tragica – aggiunge – i bambini hanno fame, e quando usciamo dall’ospedale ci vengono incontro chiedendo qualcosa da mangiare. Troppo spesso non hanno nulla”.
Veraldi è in missione con colleghi provenienti da diversi Paesi: “Noi medici cerchiamo di fare ciò che possiamo, ma serve un coinvolgimento globale. È necessario che la comunità internazionale comprenda fino in fondo la gravità della situazione sanitaria e umanitaria dei civili a Gaza. Bisogna agire per tutelare la dignità della persona e garantire cure mediche urgenti, oltre ad assicurare l’accesso ai servizi sanitari di base in un vero e proprio teatro di guerra”.
Il ritorno del professore a Verona, previsto per il 12 febbraio, segnerà la conclusione di una missione che ha mostrato con chiarezza la fragilità di un sistema sanitario travolto dal conflitto e la forza di chi, come lui, continua a credere nel valore universale del diritto alla cura.
