(di Giovanni Schicchi) Il Ristori Baroque Festival, progettato e guidato dal direttore artistico Alberto Martini, si è contraddistinto con gli anni per l’indiscusso prestigio artistico. La quarta stagione, presentata due giorni fa, ha però superato ogni più rosea aspettativa in fatto di qualità, sia per la vasta programmazione che per la partecipazione di notissimi interpreti. 

Col titolo “Contrasti” di questa edizione, il Ristori Baroque Festival può ben considerarsi, e a pieno titolo, come un evento ormai consolidato che affianca altre realtà musicali esistenti in città, dal Settembre dell’Accademia, alla Stagione sinfonica della Fondazione Arena, a quella degli Amici della Musica. Una realtà che fa ormai di Verona una vera cittadella della musica colta.

Negli otto appuntamenti della rassegna, programmati da martedì 3 marzo a domenica 29, accanto a cinque storici e affermati ensemble, il festival presenta tre giovani solisti, saliti ormai nella piena considerazione del pubblico e della critica specializzata. Citiamo per primo il mandolinista israeliano Avi Avital, suonerà mercoledì 11 marzo al Ristori assieme ad alcuni colleghi, in un titolo molto allettante “Tra Venezia e Napoli”, con musiche di Vivaldi, Barbella, Albinoni, Paisiello. Uno dei principali solisti dello strumento ad essere nominato per un Grammy Award classico. Appassionato ed “esplosivamente carismatico -secondo il New York Times- nelle esibizioni dal vivo, Avi Avital è una forza trainante nell’opera di rinvigorimento del repertorio per il mandolino”.  A lui sono già state dedicate più di cento composizioni contemporanee, fra cui quindici Concerti. Le sue esecuzioni hanno elettrizzato il pubblico di tutto il mondo, rimasto contagiato dal suo spirito di avventura e dal rapporto caloroso col mandolino, reso così uno strumento sempre più al centro dell’attenzione e delle scene. 

Artista esclusivo della Deutsche Grammophon, Avi Avital ha realizzato quattro incisioni fra cui un Vivaldi, vincitore del premio ECHO Klassik e un Avital incontra Avital col basso/oud Omer Avital, dove ha esplorato il reciproco e condiviso patrimonio culturale e fatto dialogare i diversi contesti musicali classici e jazz. Le pubblicazioni precedenti hanno incluso le sue trascrizioni dei Concerti di Bach e Between Worlds ossia una raccolta di musica da camera “cross-over” che esplora il nesso tra musica classica e musica tradizionale. 

Nato a Be’er Sheva, nel sud di Israele, Avi Avital ha iniziato a studiare il mandolino all’età di otto anni. La sua preparazione musicale ha radici anche venete dopo il diploma al Conservatorio Pollini di Padova, dove ha studiato il repertorio mandolinistico originale con Ugo Orlandi. Vincitore del prestigioso Concorso Aviv di Israele nel 2007, è il primo mandolinista nella storia a ricevere questa onorificenza.

Un altro giovane interprete, che non ha ormai bisogno di presentazione, è il ventiduenne violoncellista romano Ettore Pagano, un autentico fenomeno dello strumento, affermatosi di prepotenza ancora cinque anni e più volte presente a Verona dopo aver conseguito il Premio Salieri di Legnago a diciassette anni. Ha studiato con Riccardo Martinini e conseguito la laurea in violoncello al Conservatorio di S. Cecilia cinque anni fa. Ha ottenuto l’Artist Diploma all’Accademia Stauffer di Cremona sotto la guida di Antonio Meneses e frequentato la Pavia Cello Academy con Enrico Dindo.  Allievo dell’Accademia Chigiana sotto la guida di Antonio Meneses e David Geringas, nel 2019 ha ottenuto il diploma d’onore e la Borsa di studio del Rotary club Siena. Nel giugno 2022 è assegnatario di primi premi e premi speciali al XVIII Kachaturian International Competition in Armenia. Nel 2020, a soli 16 anni, è stato tra i sette finalisti del Concorso Internazionale Senior Antonio Janigro di Zagabria, il più giovane concorrente tra un centinaio di candidati provenienti da tutto il mondo. Nel 2019 aveva ottenuto anche il primo premio al Concorso per giovani musicisti indetto dalla Filarmonica della Scala di Milano. 

Altra sorprendente solista al Ristori sarà la ventisettenne olandese Lucia Horsch, avviata allo studio del flauto “a becco” all’età di cinque anni, la cui fama nazionale si rivelò quattro anni dopo, quando un suo concerto sulla riva del Prinsengracht venne trasmesso dalla televisione olandese. Ha studiato al Conservatorio di Amsterdam, nella classe di flauto di Walter van Hauwe e in quella di pianoforte di Marjes Benoist e Jan Wijn. Nel 2014 ha rappresentato i Paesi Bassi all’Eurovision Young Musicians e nel 2016 ha ricevuto il premio “Giovane talento” del Concertgebouw. Un anno dopo ha pubblicato il suo primo album, una raccolta di concerti per flauto a becco di Vivaldi, per il quale ha vinto il Premio Edison e in un secondo album di musica barocca è stata accompagnata dall’Academy of Ancient Music per il quale ha ottenuto il premio Opus Klassik. 

Dopo questi lanciatissimi solisti il Ristori Baroque Festival può vantare la partecipazione di cinque ensemble dalla caratura internazionale, partendo dall’Akademie fṻr Alte Musik Berlin che presenta (9 marzo) L’Offerta Musicale di Bach e Frau Musika (24 marzo), ormai di casa a Verona, con la guida di Andrea Marcon e solista (un altro fenomeno) la violinista franco armena Chouchane Siranossian per il Cimento dell’Armonia e dell’Inventione di Vivaldi. Agli acclamati ensemble: Il Pomo d’oro di Francesco Corti (3 marzo), Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini (27 marzo) ed Ensemble Rinaldo a cinque Brezza (29 marzo) quindi il restante del festival.