L’azionariato popolare può cambiare il futuro gialloblù

(Attilio Zorzi) “Hellas People”.Un’operazione da 20 milioni di euro per riportare Verona al centro del proprio destino sportivo, ne abbiamo scritto e in tanti ci avete chiesto dove sta la concretezza del progetto e come metterlo in pratica. Un team di imprenditori e professionisti veronesi sta lavorando, da qualche tempo e non senza difficoltà all’azionariato popolare, che però ora inizia a prendere forma sotto il nome di “Hellas People”.

Il progetto punta a raccogliere capitali da tifosi, imprenditori e sponsor locali per acquisire una quota tra il 25% e 30% dell’Hellas Verona Football Club attraverso un aumento di capitale riservato.
L’idea è nata nel corso di questa stagione, nonostante se ne parli ormai da anni, anche con esperimenti che purtroppo non sono mai riusciti a portare risultati.

L’acquisizione da parte di Presidio Investors per circa 130 milioni di euro, di cui 90 milioni di debiti ancora presenti, come riportato dalle analisi di bilancio e l’ormai certa retrocessione in Serie B, hanno posto il club davanti a una fase finanziaria critica: ricavi televisivi in forte calo, indebitamento significativo e necessità di nuova liquidità, ottenuta tramite cessioni pesanti e ridimensionamenti tecnici, mettono in serio rischio una rapida risalita e la tenuta stessa della società.

hella logo

È in questo contesto che si inserisce la proposta dell’azionariato popolare.
Il veicolo individuato è una nuova società, “Hellas People S.p.A. Società Benefit”, che raccoglierebbe almeno 20 milioni di euro suddivisi tra anchor investor (8-10 milioni), ossia imprenditori e investitori disponibili a mettere somme più rilevanti, con ticket d’ingresso minimo tra 250.000 euro e un milione, sponsor territoriali (4-5 milioni), con ticket tra 50.000 euro e 250.000 euro e una quota destinata al retail per tutti i tifosi da 4-6 milioni, tramite equity crowdfunding con ticket d’ingresso a partire da 1.000 euro e fino a 50.000 euro.

L’obiettivo dichiarato è coinvolgere tra 5.000 e 10.000 tifosi-azionisti, con il sogno dei famosi 20.000, trasformando la passione in partecipazione concreta.

L’operazione avverrebbe tramite aumento di capitale a una valutazione del club stimata attorno ai 65 milioni, coerente con lo scenario della discesa in Serie B e con il valore di rosa e società conseguentemente ridimensionato. Con 20 milioni si acquisterebbe quindi circa il 25% o 30% del club e in cambio la SPV richiederebbe un seggio in Consiglio di Amministrazione, diritti di veto su materie strategiche e clausole di tutela come tag-along (diritto di covendita), diritto di prima offerta in caso di futura cessione del controllo e diritto di opzione su altre operazioni.

Attraverso Hellas People la legittimazione popolare

Il cuore del progetto, però, non è solo finanziario. Hellas People punta a portare in dote ciò che un fondo non può comprare: legittimità popolare, relazioni istituzionali, rete imprenditoriale locale e una spinta concreta sul dossier nuovo stadio. L’idea è che 20.000 abbonati coinvolti come co-proprietari possano rafforzare ricavi, sponsor e consenso sportivo e politico attorno alla squadra e alla città.
Per Presidio sarebbe liquidità immediata, riduzione della pressione finanziaria e un partner radicato sul territorio.

Per i tifosi, l’opportunità di entrare nella governance del club, tutelando così l’Hellas Verona e l’intera città, tra l’altro con un potenziale upside significativo in caso di ritorno stabile in Serie A.

La finestra, secondo i promotori, è proprio adesso: prima che il “paracadute” della Serie B attenui l’urgenza e prima che una eventuale risalita cambi le condizioni economiche della società, ma non quelle della programmazione strategica, che, come ben sappiamo, ormai da dieci anni vive più di fortuna che di visione. Non ci possiamo sempre salvare all’ultima giornata.
Hellas People non è solo un’operazione di mercato, è una scommessa identitaria: trasformare la crisi in occasione e restituire l’Hellas Verona ai veronesi.

Esattamente come dovremo fare con la città e tutti gli altri assets.
Dobbiamo valorizzare Verona e il suo grande potenziale: sta a noi farlo, ed è bene cominciare adesso.
Altrimenti anche l’Hellas farà la fine delle banche e dell’aeroporto e non è affatto una bella fine.