(Attilio Zorzi) L’inaugurazione del nuovo terminal dell’Aeroporto di Verona Valerio Catullo, ribattezzato “progetto Romeo”, è stata celebrata con toni enfatici, tagli di nastro e dichiarazioni cariche di ottimismo. Un’infrastruttura moderna, ampliata, tecnologicamente avanzata. Un investimento importante, presentato come segnale di rilancio e di fiducia nel futuro dello scalo scaligero.
Eppure, dietro la retorica dell’evento, resta una domanda tanto semplice quanto dirimente: a cosa serve un nuovo terminal se mancano i voli che contano e la strategia territoriale?
Il progetto Romeo arriva tardi, fuori tempo massimo rispetto alle dinamiche del traffico aereo del Nord Italia. Negli ultimi anni, infatti, il baricentro del sistema aeroportuale regionale si è progressivamente spostato altrove, consolidando rotte e investimenti su altri scali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno collegamenti importanti, meno compagnie, meno centralità per Verona.
In questo contesto, l’ampliamento infrastrutturale rischia di apparire come un maquillage architettonico più che una strategia industriale. Senza un piano credibile di attrazione di vettori e nuove rotte, il terminal rischia di restare una cattedrale nel deserto: spazi più ampi per un traffico che non cresce come la media nazionale

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Il nodo è eminentemente politico e societario. La gestione fa capo a SAVE, che controlla anche gli scali di Venezia e Treviso. È evidente come, negli anni, le scelte strategiche abbiano privilegiato questi due poli. Verona, di fatto, è stata progressivamente svuotata, relegata a ruolo marginale in un sistema che avrebbe dovuto essere integrato, nonostante il baricentro logistico sia proprio Verona e non Venezia e Treviso, posti rispettivamente in mezzo al mare con limiti geografici evidenti e nell’estremo est della regione, distante dalla linea core del Brennero.
I soci dell’aeroporto facciano la loro parte
Per questo l’inaugurazione del nuovo terminal non può bastare. È giunto il momento che i soci pubblici facciano valere fino in fondo il loro ruolo, rivendicando una governance capace e coraggiosa, che tuteli realmente il territorio veronese, tramite visione e comunicazione. Se l’aeroporto deve essere un’infrastruttura strategica per l’economia locale; turismo e imprese non possono dipendere da decisioni prese altrove, e soprattutto prese a favore dei competitor e a chiaro svantaggio di Verona e dell’intero sistema del Garda.
Il progetto Romeo potrà anche rappresentare un simbolo di modernità. Ma senza voli che contano, senza una visione autonoma e senza un riequilibrio nei rapporti societari, rischia di restare soltanto un investimento costoso e, soprattutto, inutile.
