Un approccio unico e integrato per intercettare, accompagnare e sostenere ragazze e ragazzi dai 13 ai 29 anni, con una presa in carico unitaria e coordinata tra area sociale, educativa e sanitaria. È questo il cuore del nuovo servizio attivato nel Distretto Ovest Veronese, nell’ambito dell’Ambito Territoriale Sociale VEN_22, grazie ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo Plus messi a disposizione dalla Regione del Veneto attraverso il programma “Percorsi di accompagnamento alla crescita”.
Il progetto nasce per rispondere in modo strutturato e tempestivo all’aumento del disagio adolescenziale e giovanile, emerso con forza nel periodo post pandemia, e si fonda su un approccio preventivo e personalizzato. L’obiettivo è intercettare precocemente i segnali di fragilità – in particolare sul piano emotivo, relazionale e psicologico – evitando che situazioni iniziali di difficoltà evolvano in percorsi più complessi e cronici.
Il progetto, di durata biennale, si rivolge a una fascia ampia di popolazione, dai 13 ai 29 anni, comprendendo sia minorenni sia giovani adulti, e prevede interventi individuali di tipo educativo e psicologico, costruiti su misura. Ogni ragazzo può essere seguito da professionisti qualificati – educatori e psicologi – per un massimo di 48 ore complessive, in un percorso che va dall’ascolto alla definizione condivisa degli obiettivi, fino all’accompagnamento concreto nella quotidianità.
Nel territorio dell’Ovest Veronese, il progetto dispone di risorse dedicate per 650 mila euro, che consentono una presa in carico iniziale di 87 minorenni, con la possibilità di estendere gli interventi fino a circa 200 giovani complessivamente, includendo anche i maggiorenni. Un investimento che permette di rafforzare e integrare i servizi già attivi, in un momento storico in cui famiglie e ragazzi mostrano una maggiore consapevolezza e una crescente propensione a chiedere aiuto.
Elemento centrale dell’iniziativa è il lavoro di rete. Per la prima volta, in modo così strutturato, collaborano i servizi dell’Azienda Ulss del materno-infantile, della salute mentale, delle dipendenze, dei consultori familiari, insieme ai servizi sociali ed educativi dei Comuni. Accanto al pubblico, un ruolo operativo fondamentale è svolto dal Terzo Settore, che mette a disposizione le figure professionali incaricate di seguire i ragazzi, garantendo flessibilità e prossimità sul territorio.

In questo quadro, l’Ambito Territoriale Sociale svolge una funzione chiave di regia e coordinamento. L’ATS non è solo il perimetro amministrativo del progetto, ma il luogo in cui si costruisce l’integrazione socio-sanitaria: promuove il partenariato, raccorda Comuni, Ulss e soggetti del Terzo Settore e assicura che gli interventi siano coerenti con i bisogni emergenti del territorio e con le politiche regionali.
“Il nuovo progetto rappresenta una scommessa concreta sull’integrazione tra servizi e sulla prevenzione – il commento di Paolo Giavoni, coordinatore socio sanitario del Distretto Ovest Veronese – “Investire oggi su interventi tempestivi e personalizzati significa ridurre il rischio di percorsi di cronicizzazione del disagio in età adulta, con benefici non solo per i singoli e le famiglie, ma per l’intera comunità. Un passo importante verso un modello di welfare territoriale capace di leggere i cambiamenti sociali e di rispondere in modo coordinato alle nuove fragilità. Il disagio giovanile è sempre più complesso e solo un grande lavoro di squadra è in grado di fronteggiarlo”.
