(a..z.) Un’eventuale chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz potrebbe provocare un’impennata senza precedenti dei prezzi degli idrocarburi ed in particolare del gas in Europa. È lo scenario delineato da Goldman Sachs in un report rilasciato ieri, secondo cui un’interruzione dei flussi energetici attraverso il corridoio marittimo tra Iran e Oman farebbe schizzare le quotazioni del europeo gas fino al +130%.

Hormuz snodo cruciale per il trasporto del petrolio
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno snodo cruciale per il mercato energetico globale: da qui transita una quota notevole degli idrocarburi mondiali. Un blocco anche temporaneo, l’ipotesi analizzata è di un mese, avrebbe effetti immediati sulle forniture internazionali, innescando tensioni sui mercati e una nuova corsa ai prezzi e ai rifornimenti, senza parlare delle tensioni per la manifattura legata all’energia per la produzione.
Per l’Europa, già messa alla prova negli ultimi anni da crisi energetiche e tensioni geopolitiche, si tratterebbe di un colpo pesantissimo. Un aumento del 130% del gas significherebbe, nei fatti, un raddoppio o persino una triplicazione dei costi dell’energia per imprese e famiglie. E non solo. Anche il petrolio ha registrato rialzi significativi sui mercati, con inevitabili ripercussioni sui carburanti e sui trasporti.

In Italia il segnale è già visibile: secondo i dati del GME, il prezzo dell’energia elettrica si attesta attorno ai 125 euro per megawattora, in crescita di oltre il 10% rispetto alla settimana precedente. Un incremento che, sebbene lontano dagli scenari più estremi ipotizzati dagli analisti, conferma la forte sensibilità dei mercati alle tensioni nello scacchiere mediorientale.
Il quadro che emerge rafforza un tema centrale nel dibattito europeo: la necessità di accelerare sugli investimenti per l’indipendenza energetica. Diversificazione delle fonti: rinnovabili, rigassificatori e stoccaggi strategici tornano al centro dell’agenda politica ed economica. Perché in un sistema globale interconnesso, anche un singolo passaggio marittimo può diventare il punto critico capace di scuotere l’intero equilibrio energetico mondiale.
La morale è una sola: serve meno ideologia, e più realismo pragmatico.
Non é con il green deal che si tutela il nostro stato e il nostro interesse, ma con la Realpolitik e la diplomazia, perché in un mondo sempre più multipolare é necessario essere consapevoli ed equidistanti.
