La prima volta della rettrice Leardini
(Antonella Traina) L‘Università di Verona come un hub della conoscenza. Un luogo di formazione, di ricerca libera, di apertura internazionale, ma basata sul merito e sulle pari opportunità. Questo uno dei punti salienti della relazione introduttiva tenuta da Chiara Leardini,rettrice dell’Università di Verona, in occasione dell’inaugurazione del 43 ° anno accademico. La cerimonia si è tenuta giovedì 5 marzo, nel Polo Zanotto. Presenti anche Damiano Tommasi, sindaco di Verona, e Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto, che, con i loro interventi hanno posto l’accento sui legami stretti fra l’ateneo scaligero e il territorio in cui si trova.
«Assistiamo a una dispersione – ha specificato la rettrice- . Molti giovani neolaureati o ricercatori lasciano il proprio paese e questo costituisce una perdita per il territorio che li ha formati. È necessario, quindi “Cambiare verso”, cioè fare in modo che questa tendenza cessi».
La soluzione sta nell’alleanza con le imprese, le istituzioni, anche quelle sovracittadine, e con i territori che devono essere comunità non solo geografiche.

I numeri del’Università di Verona
L’Università di Verona conta 13 Dipartimenti, 6 dei quali sono riconosciuti come d’eccellenza. I corsi sono 57 tra triennali e magistrali a ciclo unico, A questi se ne aggiungono 46 magistrali di secondo livello e 16 programmi interamente in inglese.
Poi c’è la formazione post-laurea con 49 scuole di specializzazione nell’area sanitaria, 23 corsi di dottorato e 28 master.
Sono circa 28 mila gli studenti che gravitano sul nostro ateneo e 5200 i laureati all’anno.
Il quadro è quello di una università in crescita, in grado di offrire tassi di occupazione superiori alle medie regionali e nazionali. A sostenere le attività ci sono 840 fra docenti e ricercatori e 819 figure tecnico amministrative. Ogni anno la produzione scientifica raggiunge le 3259 unità, la maggior parte di fascia alta. Solo nel quadriennio 2020-2024 sono stati finanziati ben 584 progetti e tutti competitivi.

A fronte di questi risultati si pone il problema dell’emigrazione.
«In Veneto su due che emigrano uno è laureato- prosegue Leardini. – Di fatto formiamo competenze di alto livello che vengono poi intercettate da altri territori». Per contrastare questa dispersione studentesca è stato realizzato un Piano strategico Triennale che avrà lo scopo di attrarre, formare e trattenere persone di valore, attraverso la promozione della ricerca di qualità, la didattica innovativa e l’integrazione col territorio. Il tutto in un contesto internazionale e digitale.
La valorizzazione della ricerca passa attraverso congrui investimenti. E sono stati stanziati 33 milioni di euro per reclutare giovani ricercatori e ricercatrici, per un totale di quasi 80 milioni di euro nell’arco del triennio. Inoltre, sono state implementate di 100 euro le borse di ricerca per i dottorandi.
Ma, al di là dell’aspetto economico, conta anche la valorizzazione del singolo individuo. Molti studenti che scelgono di andare all’estero non parlano solo di stipendi più alti ma anche di riconoscimento delle capacità e delle competenze.
«Un Ateneo pubblico ha il dovere di garantire che il talento non sia frenato da barriere economiche, sociali o di altra natura, ma deve offrire borse di studio, tutoraggio qualificato e percorsi personalizzati».

Sulla necessità di una sinergia fra Università e Regione, per trattenere i talenti sul nostro territorio, ha posto l’accento anche Alberto Stefani, presidente della Regione Veneto.
«Credo che l’Università e la politica debbano interrogarsi sul valore della singolarità umana-, ha detto Stefani-. Lo studio, la ricerca ,l’approfondimento, la cultura possano affinare la specificità dell’essere umano»
«Nel nostro territorio abbiamo bisogno di persone responsabili che studiano, che si sacrificano, che hanno voglia di guardare avanti e assumersi la responsabilità delle proprie azioni».
Durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2026/2027 dell’Università degli Studi di Verona, la Presidente del Consiglio Studentesco Irene Lupi è intervenuta con una riflessione sulla partecipazione democratica, sul diritto allo studio e sulla funzione pubblica dell’università.
“La democrazia esiste solo quando è possibile incidere realmente, prendere parola, costruire luoghi autentici di confronto. Se questi spazi si restringono, si indebolisce anche la nostra capacità di progettare il domani”.
“Tuttavia, la partecipazione richiede strumenti, tutele, un diritto allo studio effettivo che metta tutte e tutti nelle condizioni di poter esserci. Il diritto allo studio è un principio costituzionale: quando l’accesso all’università dipende dalla disponibilità economica, il cosiddetto merito finisce per diventare un criterio selettivo che riproduce le disuguaglianze”, dichiara la rappresentante degli universitari.

“Sogniamo e resistiamo insieme alle tante giovani studentesse d’Italia e d’Europa che non vogliono essere considerate carne da cannone, per opporci al piano di riarmo promosso dall’Unione europea e ai progetti di leva militare volontaria. Perché vogliamo ancora credere che la guerra non sia il mezzo di risoluzione dei conflitti”, continua Irene Lupi.
“Crediamo fortemente che l’Università possa e debba essere lo spazio in cui è possibile immaginare l’impossibile: vi chiediamo di poter fare tutto ciò a partire da qui. Perché a problemi congiunti servono risposte congiunte, e a sogni impossibili serve un noi che li renda possibili.”
