«Personalmente credo che l’arte, come lo sport, rappresenti un’occasione di confronto, di dialogo. Perché un conto sono gli artisti e un conto i governi».  E’ così che la pensa Pietrangelo Buttafuoco, direttore della Biennale di Venezia. Ma prima ancora uno degli intellettuali più stimati e più conosciuti della destra italiana. E non lo ha nascosto nemmeno di fronte al massiccio attacco cui è stato sottoposto dal mainstream occidentalista per avere accettato la presenza della Russia all’interno della 61ª edizione della più importante Esposizione d’arte italiana.

Dalla Biennale imbarazzo nella destra italiana

Posizione che ha indotto i ministri della Cultura e degli Esteri di 22 paesi dell’Unione Europea a scrivere una lettera con cui chiedono l’esclusione degli artisti russi alla Biennale. In linea coni questi anche il ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli, di Fratelli d’Italia, che ha dichiarato che l’arte non è libera se è scelta da un’autocrazia sottintendendo che l’esclusione della Russia non sarebbe stata un affronto alla libertà depressione degli artisti.

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Valdegamberi dà ragione a Buttafuoco

Una spaccatura che genera imbarazzo nella destra italiana dove molti sono d’accordo con la scelta di Buttafuoco.

Tra questi il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi che ritiene che “ l’arte non può essere giudicata con due pesi e due misure. Non è certamente il ministro della cultura italiana il depositario del giusto metro. E rivolto a Giuli dice: «L’arte del Ventennio fascista — nata come propaganda del regime di Mussolini — oggi viene studiata, valorizzata ed esposta senza scandalo.La Russia contemporanea, invece, dovrebbe essere esclusa dalla Biennale perché sospettata di fare propaganda. Perché noi facciamo forse informazione?
“Non siamo ne’ io ne’ lei – dice Valdegamberi al ministro– i depositari del diritto di dire ciò che e’ o non e’ arte. Le sue affermazioni mi hanno lasciato francamente basito. Lasciate fuori sport, arte, musica e letteratura dalla politica”.

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