Il Ministero dell’Agricoltura si prepara a convocare entro la fine del mese un nuovo Tavolo latte nazionale per affrontare la crisi del prezzo alla stalla. L’annuncio, arrivato dal ministro Lollobrigida, punta a favorire un confronto tra tutti gli attori della filiera con l’obiettivo di individuare un accordo che garantisca maggiore stabilità economica agli allevatori almeno fino al prossimo autunno.

L’iniziativa è stata accolta con favore da Coldiretti Verona. Il presidente Alex Vantini sottolinea come l’apertura di un tavolo di confronto rappresenti un passaggio necessario per affrontare una situazione che, nel territorio veronese, appare particolarmente delicata. Secondo Vantini, senza un riconoscimento economico adeguato a chi produce latte non è possibile mantenere una filiera solida e sostenibile.

Il comparto locale continua infatti a vivere una fase complessa nonostante il progressivo miglioramento del grado di autoapprovvigionamento nazionale, passato dal 70,6% del 2009 a una stima vicina al 94,16% per il 2024. A pesare sono soprattutto dinamiche di mercato che, secondo gli operatori del settore, non valorizzano adeguatamente il lavoro degli allevatori. In questo contesto emerge anche il timore di possibili manovre speculative lungo la filiera, che rischiano di comprimere i margini dei produttori mentre i prezzi al consumo restano elevati.

Nel veronese il comparto mantiene comunque numeri rilevanti. Le consegne di latte sono stimate in oltre 321.387 tonnellate per il 2025, confermando il ruolo centrale della provincia nella produzione lattiero-casearia. Nel quinquennio compreso tra il 2021 e il 2025 il territorio ha immesso sul mercato circa 1,57 milioni di tonnellate di prodotto.

A preoccupare le aziende agricole resta però l’andamento dei prezzi. Le quotazioni del latte spot registrate a Verona all’inizio del 2026 mostrano valori minimi fino a 0,28 euro al litro, livelli che – secondo le organizzazioni agricole – non coprono i costi di produzione. L’analisi delle serie storiche evidenzia inoltre una forte volatilità del prezzo del latte crudo alla stalla, elemento che rende difficile programmare investimenti e garantire continuità alle aziende.

Alla pressione economica si aggiunge la progressiva riduzione del numero di allevamenti bovini, fenomeno che colpisce soprattutto le strutture di dimensioni medio-piccole e che rischia di indebolire il tessuto produttivo locale.

“Fino a quando il latte munto nelle stalle veronesi non riceverà il giusto compenso – conclude Vantini – continueremo il nostro presidio lungo tutta la filiera, con l’obiettivo di garantire un futuro a un settore che rappresenta una parte fondamentale dell’identità agricola e dell’economia del territorio”.