Intervista esclusiva all’ambasciatore russo Paramonov
Attilio Zorzi ha intervistato per L’Adige di Verona l’ambasciatore russo in Italia Aleksej Vladimirovič Paramonov. Da quanto dichiarato al nostro giornale emerge chiaramente che la posizione ufficiale della Federazione Russa nei confronti dell’Italia e dell’Europa è esattamente all’opposto di quello che certa propaganda occidentalizza ci vorrebbe fare credere. Dalle parole dell’ambasciatore risulta invece che da parte di Mosca c’è una grande apertura nei confronti del cosiddetto Occidente, sia dal punto di vista politico che da quello economico. Una premessa molto importante che, se solo il governo italiano lo volesse, potrebbe portare rapidamente alla fornitura del gas russo che costa molto meno di quello che oggi siamo costretti a comprare da quando c’è la guerra in Ucraina.
Ambasciatore, sul piano geopolitico ed energetico si intravede qualche possibilità di riapertura nei rapporti tra Russia ed Europa?
« La Russia è sempre stata e rimane un fornitore affidabile per tutti i suoi clienti nel campo energetico. Abbiamo sempre rispettato gli impegni presi negli accordi internazionali, anche nei confronti dei Paesi europei, Italia compresa. Non è stata la Russia a interrompere le forniture: al contrario, anche durante questi anni di sanzioni e di forti pressioni politiche, abbiamo mantenuto la disponibilità al dialogo per garantire continuità nelle consegne di energia».

Quindi da parte russa c’è ancora disponibilità a tornare a collaborare con l’Europa?
«Assolutamente sì. Anche recentemente, a livello governativo e presidenziale, è stato ribadito che il settore energetico russo sarebbe pronto a valutare persino un aumento delle forniture verso i mercati esteri, se i partner occidentali lo richiedessero. Il messaggio è chiaro: la Russia è pronta al dialogo, ma il dialogo deve essere basato sul reciproco interesse e sul pragmatismo, non su criteri ideologici».
Lei parla spesso di scelte ideologiche da parte europea. In che senso?
«Negli ultimi anni abbiamo visto decisioni economiche e commerciali che non rispondono a logiche pragmatiche, ma a valutazioni politiche e ideologiche. In diplomazia non è mai stato così. I rapporti economici dovrebbero basarsi sugli interessi reciproci, come è sempre avvenuto anche nei momenti più difficili della storia europea».
Anche durante la Guerra Fredda i rapporti tra Italia e Russia non si erano mai interrotti…
«Esattamente. Anche nel periodo sovietico, con la cortina di ferro, tra Italia e Russia esisteva dialogo. Sono state costruite fabbriche, sono stati firmati accordi commerciali importanti. Penso per esempio alla politica di Enrico Mattei, che dimostrò grande autonomia e capacità negoziale anche in un contesto internazionale molto più rigido di quello attuale. Oggi invece vediamo una chiusura che appare più ideologica che reale, e questo danneggia tutti: aziende, lavoratori e cittadini».
Sul piano diplomatico, i canali tra Roma e Mosca sono ancora aperti?
«Per fortuna sì. Io sono in Italia da tre anni, in un periodo difficile, ma non abbiamo mai ridotto la presenza diplomatica. Anche la parte italiana ha mantenuto lo stesso approccio. I contatti non sono frequenti come in passato, ma esistono e sono regolari. Ci incontriamo con i rappresentanti del Ministero degli Esteri e con altri esponenti politici. L’agenda è più limitata, perché i rapporti sono più complicati, ma il dialogo non si è mai interrotto».
Avete già avuto modo di incontrare il nuovo ambasciatore italiano, il veronese Beltrame a Mosca?
«Sì, abbiamo avuto due incontri e abbiamo parlato in modo approfondito della situazione. Ho percepito pragmatismo e buona volontà, che sono elementi molto importanti. Naturalmente non tutto dipende dagli ambasciatori: serve una decisione e una visione politica più ampia. Noi siamo disponibili, ma il cambiamento deve essere reciproco».

La Russia presente alla Biennale dal 1914
Ci sono stati anche attriti sul piano culturale, per esempio sulla partecipazione russa alla Biennale di Venezia…
«È un tema che ci dispiace molto. La Russia partecipa alla Biennale dal 1914. Sono passate due guerre mondiali, la Guerra Fredda, momenti di tensione molto più gravi di quelli attuali, e non si era mai arrivati a una esclusione di questo tipo. Il nostro padiglione a Venezia è stato restaurato di recente, è uno spazio moderno, importante, e rappresenta un patrimonio culturale per tutta la città. Bloccare la partecipazione per motivi politici non fa bene né all’Italia né alla Russia, né all’arte e nemmeno alla cultura».
In Italia però il dibattito è molto acceso su questi temi…
«Lo capisco, ma credo che molti italiani non si riconoscano in queste scelte. Lo vediamo anche dalle reazioni di esponenti politici, amministratori locali e cittadini che dicono chiaramente che cultura, sport e arte non dovrebbero essere usati come strumenti di contrapposizione. Russi e italiani non sono nemici, e non dovrebbero esserlo».
Quindi il messaggio finale qual è?
«Il messaggio è semplice: la Russia è pronta al dialogo. Lo è sempre stata. Se ci sarà la volontà politica, soprattutto in Europa, sarà possibile ricostruire rapporti economici, energetici e culturali basati sul rispetto reciproco e sull’interesse comune. La diplomazia serve proprio a questo, soprattutto nei momenti difficili».
