Veneziani e Buttafuoco intellettuali con la schiena dritta
( p.d. ) Nel giro di una settimana si sono verificati due fatti che dovrebbero far riflettere sia i vertici della ‘destra’ italiana che i suoi elettori.
Fratelli d’Italia vorrebbe essere la prosecuzione del Msi e di Alleanza Nazionale, come dichiarato dalla presenza della ‘fiamma’ nel suo simbolo. Oggi è al governo grazie ai voti riscossi nel 2022 sulla base della fiducia del suo elettorato storico, sommato a quella suscitata da Giorgia Meloni su coloro che prima votavano altri partiti.
Solo che due intellettuali della portata di Marcello Veneziani e di Pietrangelo Buttafuoco, considerati le punte di diamante dell’intellighenzia della ‘destra’, hanno preso le distanze, assumendo posizioni in aperto contrasto con quelle di FdI.

Il primo a farlo è stato Marcello Veneziani con un articolo su La Verità del 4 marzo scorso nel quale ha dichiarato di non condividere la linea politica del governo a guida Meloni che opera in palese contrasto con quelle idee e con quei principi che hanno da sempre caratterizzato la ‘destra’ italiana e per la quale quelli come lui si sono impegnati per una vita.
“Non ho cambiato le mie idee quando ero giovane e avevo una vita davanti, figuriamoci se le cambio adesso…” scrive nell’articolo intitolato “Non voglio prendere ordini da Usa e Israele”.
Una sintesi che la dice lunga sul contenuto: inaccettabile la subalternità dell’Italia all’Occidente disegnato da Trump e Netanyahu e all’Europa che rifiuta di trattare con la Russia, che dell’Europa, quella vera, è parte integrante.
Una bocciatura della politica del governo.
E non gliene importa niente se queste sue opinioni vengono classificate “di destra” o “di sinistra”. Sono le sue idee e basta. E non intende cambiarle. Interpretando così il comune sentire di grande parte del popolo della ‘destra’ o comunque la si voglia considerare.

Non aveva fatto in tempo a spegnersi l’eco delle parole di Veneziani che a gettare benzina sul fuoco del dissenso è arrivata la presa di posizione di Pietrangelo Buttafuoco che nella sua qualità di direttore della Biennale di Venezia ha deciso di far partecipare la Russia alla più importante esposizione d’arte italiana, in considerazione del fatto che l’arte, come lo sport, esula da qualsiasi valutazione di carattere politico.
Questa ammirevole manifestazione di autonomia intellettuale ha scatenato gli attacchi di 22 ministri degli esteri e della cultura dell’Unione Europea. Ma, quel che più grave, anche il dissenso del ministro italiano della Cultura Alessandro Giuli, targato Fratelli d’Italia.
Giustamente Buttafuoco non si è spostato di un millimetro.
La destra al governo deve fare una riflessione
Due episodi noti, che devono far riflettere i vertici del governo e di Fratelli d’Italia su quanto si stanno allontanando dal loro background culturale.
La politica, è vero, è altro dalla cultura. Ed è anche vero che quando si governa a qualche compromesso con la realtà bisogna pur addivenire.
Ma è ancora più vero che la politica, una volta svuotata dalle idee, rimane un guscio vuoto.
Come tagliare il ramo sul quale si è stati seduti.
