La CGIA di Mestre accoglie positivamente le recenti misure del Governo per contenere l’aumento dei carburanti, ma avverte che la situazione rimane critica per molte categorie. Il taglio delle accise di 20 centesimi al litro e il credito d’imposta per alcuni mezzi pesanti non sono sufficienti a compensare il rincaro: dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è cresciuto del 20,9%, pari a circa 34 centesimi al litro.

L’impatto economico del prezzo del diesel

L’impatto economico è significativo. Per un autocarro sotto le 7,5 tonnellate, il pieno costa oggi circa 172 euro in più rispetto a fine 2025, con un aggravio annuo stimato in oltre 12.000 euro per mezzo. A risentirne non sono solo gli autotrasportatori, ma anche taxisti, NCC, bus turistici e agenti di commercio, categorie che trascorrono gran parte della giornata su strada e non possono ridurre i consumi.

Cresce anche l’energia elettrica

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Il problema si è aggravato con le tensioni internazionali e coinvolge anche l’energia elettrica: negli ultimi 20 giorni, il costo di una ricarica per veicoli elettrici è aumentato del 43%, passando da 70 a circa 100 euro. In un contesto già segnato da costi elevati (personale, assicurazioni, pedaggi), il carburante rappresenta circa il 30% delle spese operative, diventando un fattore di forte instabilità.

Particolarmente delicata è la situazione del trasporto merci: in Italia circa l’80% viaggia su gomma, rendendo il settore fortemente dipendente dal prezzo del gasolio. La volatilità dei prezzi e i margini ridotti mettono a rischio la sostenibilità economica delle imprese, soprattutto con contratti a tariffa fissa.

Secondo la CGIA, le misure nazionali non bastano: è necessario un intervento strutturale a livello europeo per consentire una riduzione stabile della pressione fiscale sui carburanti, senza compromettere i conti pubblici dei singoli Stati.