(Angelo Paratico) Una strada in Borgo Venezia a Verona, intitolata a Lina Schwatz, m’induce a una piccola ricerca, facilitata da un bel saggio di Gian Paolo Marchi, uscito sul bollettino della società letteraria per il 2012/13 e a un articolo a lei dedicato sulla pagina wikipedia in inglese.
Lina Schwartz nacque a Verona il 20 marzo 1876 in vicolo San Fermo 3, ma la sua famiglia di commercianti di pellami traslocò nel 1877 in via Scala 4, e nel 1879 in via Anfiteatro 10 e nel 1881 in stradone San Fermo 15. Nel 1890 gli Schwarz ritornarono a Milano, da dove erano venuti.
Lina esordì nel 1904 con la raccolta di versi per bambini, cui fece seguito nel 1910, Ancora! E poi, le più volte ristampato Ancora… e poi basta! (uscito nel 1935). Fu un’attivista per la pace e per i diritti delle donne conosciuta a livello internazionale. Nel 1921 con Rosa Genoni, Luisa Magnani, Vittorina Medugno e Virginia Tango Piatti, fu una dei cinque delegati che parteciparono al congresso di Vienna “Women’s International League for Peace and Freedom”

Lina Schwartz conobbe personalmente Rudolf Steiner, di cui tradusse in italiano lezioni e saggi, e fu una pioniera dell’antroposofia; poi fu direttrice dell’Unione Femminile; cofondatrice dell’associazione Scuola e Famiglia. Come Teresah, moglie di Ezio Maria Gray, compose libri per l’infanzia che furono tradotti in molte lingue straniere, ed anche la Schwartz ebbe un notevole successo, forse per la sua più celebre composizione Stella Stellina, che anche mia madre cantava a me e a mio fratello per farci addormentare, senza conoscere il nome dell’autrice.
Stella stellina,
la notte s’avvicina,
la fiamma traballa,
la mucca è nella stalla,
la mucca e il vitello,
la pecora e l’agnello,
la chioccia e ’l pulcino,
ognuna ha il suo bambino,
ognuno ha la sua mamma
e tutti fan la nanna.
Molto conosciuta è anche la sua filastrocca sul rinoceronte:
Il rinoceronte
che passa sul ponte,
che salta, che balla,
che gioca alla palla,
che sta sull’attenti,
che fa i complimenti,
che dice buon giorno
girandosi intorno,
e gira e rigira
la testa gli gira
che non ne può più…
e pum! casca giù.
Lina Schwarz nel 1913, in collaborazione con Vittoria Wollisch, tradusse l’opera di Rudolf Steiner Dalla cronaca di Akasha. Steiner si collega al suo saggio precedente Come si acquista conoscenza dei mondi superiori, nel quale aveva dimostrato che «l’uomo può sviluppare le forze latenti che esistono in lui in modo da poter riconoscere l’eterno».
Lina Schwartz era nata in una famiglia ebraica ma aderì al cristianesimo e si fece battezzare. Durante la II guerra mondiale, la scrittrice lasciò l’abitazione milanese e si trasferì presso i nipoti nella quiete della villa di Arcisate in provincia di Varese. Nel 1943 fu però costretta a riparare a Gussago, in terra elvetica, per sfuggire al campo di concentramento dato che figurava ancora negli elenchi delle famiglie ebraiche, nonostante la sua adesione al cristianesimo. Dopo la guerra fece ritorno ad Arcisate. Vecchia e acciaccata, a causa di una malattia che sopportò con serena e cristiana rassegnazione, Lina Schwarz seguì i nipoti che si stabilirono ad Arcisate, nella fattoria detta La Monda (oggi una clinica privata) ove si trovò a suo agio, tra l’incanto della natura e la quiete della campagna; vi trascorse due anni e nel nostro paese volle restare. Il 24 novembre 1947 morì dopo aver avuto l’estrema unzione e fu deposta nella sua tomba monumentale di Arcisate, sormontata da una croce. Volle che fosse scritto sopra “detta zia Lina” per mostrare il grande amore da lei nutrito per i bimbi di ogni paese e di tutti i tempi.

Gian Paolo Marchi racconta di aver ricevuto una mail da suor Giovanna Padoa Schioppa, il cui nonno fu Gustavo Schwartz, nato a Verona e fratello di Lina. Sua madre fu Stella Schwarz, figlia di Gustavo, sposata con un Padoa Schioppa e madre di 4 figli, morta nel 2001. Fu dunque lei la nipotina della zia Lina alla quale dedicò non solo Stella stellina, ma anche la poesia Influenza:
Oh bella, oh bella
anche la Stella!
O brutta, oh brutta,
la ci vuol tutta!».
