(David Benedetti *) Uninsegnante accoltellata. La notizia corre veloce, come tutte le notizie che fanno rumore. Per qualche ora la scuola torna al centro del discorso pubblico: talk show, indignazione, parole grandi. Poi, quasi sempre, cala di nuovo il silenzio. La scuola resta lì, con le sue crepe.

Se a scuola entra un coltello…

Non è solo un episodio di cronaca nera. È una crepa che diventa visibile. Da anni la scuola vive una lenta erosione dell’autorevolezza. Non dell’autorità autoritaria, quella che nessuno rimpiange davvero, ma dell’autorevolezza culturale e sociale. L’insegnante non è più percepito come un adulto che custodisce sapere e responsabilità: troppo spesso è visto come un impiegato pubblico qualsiasi, o peggio come un ostacolo.

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La scuola è diventata il luogo dove finiscono tutte le contraddizioni della società. Famiglie fragili, rabbie adolescenziali, disuguaglianze sociali, frustrazioni collettive. Tutto entra in classe, mentre quasi nulla esce davvero risolto. Si chiede alla scuola di essere psicologa, assistente sociale, presidio civico, agenzia educativa totale. Ma le si toglie il tempo, il rispetto e talvolta perfino la difesa pubblica.

Idea pericolosa: l’istruzione negoziabile

Nel frattempo cresce un’idea pericolosa: che l’istruzione sia negoziabile, che l’autorità dell’insegnante sia opinabile come una recensione online. Lo studente cliente, il genitore avvocato, il docente lasciato solo. È un equilibrio fragile che prima o poi si spezza.

Aiutare la scuola non significa invocare più punizioni o nuove retoriche sull’educazione perduta. Significa restituirle spazio e credibilità. Difendere pubblicamente il valore della conoscenza. Proteggere chi insegna quando viene delegittimato o aggredito. E soprattutto smettere di trattare la scuola come un servizio accessorio.

Perché la scuola non è un parcheggio sociale né un teatro dove si recita la commedia della formazione. È il luogo dove una società decide cosa vuole diventare. Se lì entra un coltello, non è solo un fatto di cronaca. È il segno che qualcosa, molto prima, si è già rotto.

*insegnante Liceo Scientifico