(di Francesca Romana Riello). Paolo Petralia si presenta alla stampa: ascolto e prime priorità.La prima cosa che Paolo Petralia dice ai giornalisti che seguono l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona è una domanda: «Come posso aiutare?». L’incontro è informale, senza scaletta, e serve a presentarsi prima ancora che a comunicare. Il programma dei prossimi mesi si muove su cento giorni di ascolto; professionisti, pazienti, famiglie, istituzioni, prima di passare alle scelte operative. Le priorità, però, emergono già: liste d’attesa e valorizzazione delle eccellenze.
Petralia arriva a Verona con oltre trent’anni di esperienza nel management sanitario. Medico specializzato in igiene e organizzazione sanitaria, ha guidato per dieci anni l’ospedale pediatrico Gaslini di Genova e successivamente l’Asl4 ligure, con incarichi anche a livello nazionale e una presenza continuativa nel mondo accademico. Da marzo è alla guida dell’Aoui veronese.
I primi 100 giorni hanno una traccia precisa, ma non rigida: relazioni, attività istituzionale e gestione. Un lavoro che parte dal contatto diretto con le strutture e si allarga al territorio, tra istituzioni, università e sistema sanitario locale.

Liste d’attesa, il problema è il sistema
Sul tema dei tempi d’attesa la posizione è diretta: «Non esistono ricette magiche». Il problema, nella lettura della direzione, non è solo la crescita della domanda. È un sistema che eroga prestazioni in modo frammentato, senza un disegno complessivo: troppi esami scollegati, percorsi poco coordinati, un’offerta che si allarga senza tradursi in presa in carico.
La direzione indicata è passare dal singolo esame al percorso, dall’erogazione alla continuità. Meno sovrapposizioni, più appropriatezza, con la medicina generale chiamata a partecipare alle decisioni su cosa prescrivere e quando. L’efficienza, in questa lettura, non si ottiene solo aumentando l’offerta, ma riducendo ciò che non serve.

Paolo Petralia si presenta alla stampa: Donna Bambino, il punto da cui partire
L’altra direttrice riguarda le eccellenze già presenti: competenze, reparti, progetti attivi. Non una ripartenza da zero, ma un rilancio che parte da basi esistenti.
L’ospedale Donna Bambino viene indicato come progetto pilota «il futuro della città», la definizione usata nell’incontro, una scelta che richiama anche l’esperienza di Petralia al Gaslini e il modello che lì ha trovato: centralità del paziente, percorsi integrati, attenzione alla relazione come parte del percorso di cura.
Sul rapporto con la stampa, la linea è esplicita: «La comunicazione è prima di tutto creare un rapporto con le persone.
Voi giornalisti siete parte dell’équipe di cura, perché una corretta informazione sanitaria aiuta a mantenere in salute la collettività». Un’impostazione che chiama direttamente in causa anche chi racconta la sanità.
A un mese dall’insediamento, Petralia non ha ancora annunci operativi da fare. Ha un metodo: ascoltare prima di intervenire. Cento giorni per capire come funziona davvero l’azienda, poi le scelte.

