(di Francesca Romana Riello). Vinitaly and the City, il vino scorre tra le piazze della città; non è più un fuori salone.
Settanta appuntamenti in tre giorni, tra Piazza dei Signori, Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale: Vinitaly and the City, presentata oggi pomeriggio a Veronafiere, cresce, ma soprattutto cambia pelle.
Si allarga negli spazi, ma anche nel modo in cui si racconta: non più una semplice estensione della fiera, ma un evento che prova a stare in piedi da solo, dentro la città e con la città.
E si vede già da come si distribuisce: non un punto solo, ma un percorso diffuso, che attraversa il centro e lo mette in relazione con il vino, senza ridursi a vetrina.

Un fuori salone che cresce e si allarga tra piazze, cortili e nuove esperienze
Dal 10 al 12 aprile il centro storico diventa una mappa da attraversare. Ma la novità non è nei numeri: è nell’impostazione. Il programma si costruisce su livelli, degustazioni, certo, ma anche spettacolo, narrazione, cultura, e la direzione è dichiarata.
Federico Bricolo non ha usato mezze parole: «Abbiamo creato un’esperienza immersiva capace di raccontare il mondo del vino tra le bellezze monumentali della nostra città».
Il debutto ufficiale va in questo senso. Sabato sera in Piazza Bra apre “Dentro c’è l’Italia”: centocinquanta artisti sulla scalinata di Palazzo Barbieri, un intreccio di danza, teatro e racconto. Il vino come soggetto scenico, non come prodotto da assaggiare.

Vinitaly and the City, il vino scorre tra le piazze della città
Il cuore operativo resta quello già rodato: i tasting, le masterclass, le esperienze a tema. Ma accanto a questo si stratifica un programma che prova a intercettare pubblici diversi.
Tasting e masterclass restano l’ossatura. Attorno ci cresce un programma pensato per pubblici diversi: il Salotto dei vini rari per chi vuole approfondire, i wine talk e gli appuntamenti editoriali per chi cerca racconto, le degustazioni multimediali per un pubblico più giovane e meno abituato ai format tradizionali.
Si allarga anche la geografia. Il perimetro arriva fino alla Strada del vino Valpolicella, con 17 cantine coinvolte in un calendario che prosegue oltre la tre giorni, fino a maggio. E cambia il modo di accedere: il sistema dei token viene potenziato e collegato a esperienze più articolate, visite archeologiche, percorsi serali, ingressi all’Arena e al Museo Archeologico.
Dentro questo schema si inseriscono le collaborazioni regionali. Calabria, Sardegna, Abruzzo, Campania arrivano ciascuna con una propria identità. La Campania porta oltre 170 aziende e lavora sul filo tra archeologia e tradizione vinicola.
La Sardegna debutta con i Sentieri del Carignano, progetto che lega enoturismo e cammini. Non è promozione generica: ogni regione porta un pezzo di storia specifica.

Il food segue la stessa logica: degustazioni tematiche, incursioni nell’alta cucina e nella pizza d’autore. Non accompagnamento, ma parte del programma. Accanto a questo, prende forma anche una linea più scenografica ed esperienziale, come quella proposta da Flower, che porta in centro un allestimento costruito attorno alla primavera.
In Cortile Mercato Vecchio, Piazza dei Signori e alla Loggia di Fra’ Giocondo, le degustazioni saranno accompagnate da installazioni floreali e da centinaia di tulipani provenienti dalla Flower Farm di Bussolengo. Elemento centrale sarà una bottiglia alta due metri, realizzata con fiori e piante, pensata come segno visivo dell’incontro tra natura e vino.
«Siamo orgogliosi di partecipare per il quarto anno consecutivo», ha spiegato l’amministratore delegato Silvano Girelli, «con l’idea di creare un’esperienza che unisca i nostri fiori al racconto del vino».
Nella Lounge Flower, i talk dell’enologa e divulgatrice Sissi Baratella accompagneranno le degustazioni, costruendo un percorso che mette insieme profumi, colori e sapori, ampliando il modo in cui il vino viene percepito e raccontato.

Un calendario diffuso, tra degustazioni, cultura e nuove formule per il pubblico
Cresce anche il programma culturale. Incontri con autori, percorsi tra musei e siti storici, dialoghi tra vino e sapere: il tentativo è uscire dalla cerchia degli appassionati senza svuotare i contenuti. Il rischio, quando un evento cresce così in fretta, è perdere coerenza. Per ora il disegno regge.
Le piazze e i cortili del centro restano il fulcro. Non come scenografia: come spazi vivi, attraversabili, che entrano nel programma invece di limitarsi a contenerlo.
Vinitaly and the City non è più un appuntamento isolato. Dialoga con la fiera, e ha costruito una sua traiettoria. Sul fronte delle collaborazioni: Comune, Provincia, Fondazione Cariverona, con Generali Italia, Banca Passadore, Vip Energy, Ploom e BYD tra i partner.
Il resto dipenderà da come la città risponderà. Verona ha le piazze, i cortili, la storia. Vinitaly porta il vino. Che diventi racconto, è ancora da vedere.

