La nuova crisi globale del cherosene

Una nuova minaccia incombe sul trasporto aereo globale, la disponibilità di cherosene. Non si tratta più soltanto di un aumento dei prezzi, ma di un possibile vero e proprio razionamento del carburante per aerei, con conseguenze dirette su voli, tariffe e collegamenti internazionali. All’origine della crisi c’è principalmente il conflitto in Medio Oriente, che ha colpito una delle arterie più strategiche del sistema energetico globale, lo Stretto di Hormuz.Da qui passa una quota significativa del petrolio e dei prodotti raffinati destinati al mercato mondiale.

La guerra ha già provocato un’impennata dei prezzi del carburante per aerei, che hanno superato i 195 dollari al barile, più del doppio rispetto a poche settimane prima. Ma il problema più grave, secondo analisti e operatori del settore, è un altro, la disponibilità fisica del carburante.

La riduzione del traffico di petroliere nello stretto ha eliminato fino a 400.000 barili al giorno di fornitura di jet fuel, trasformando una crisi di prezzi in una crisi di approvvigionamento. Le principali compagnie stanno già preparando contromisure. Il CEO di Ryanair ha avvertito che fino al 10–20% delle forniture di carburante potrebbe essere a rischio già dall’estate. Se la situazione dovesse peggiorare, i vettori potrebbero ridurre la capacità e cancellare alcune rotte privilegiando i voli più redditizi.

Secondo diverse stime, le cancellazioni potrebbero iniziare tra giugno e agosto, proprio nel pieno della stagione turistica.
Anche altri operatori stanno intervenendo, alcune compagnie hanno già ridotto i voli del 5% o cancellato centinaia di tratte, in Asia e Oceania si registrano i primi segnali di restrizioni e limiti operativi. Il carburante rappresenta tra il 25% e il 35% dei costi operativi delle compagnie, l’aumento dei prezzi si sta quindi riversando rapidamente sui passeggeri. Le conseguenze già visibili includono, rincari dei biglietti fino al 20% su alcune rotte, introduzione di supplementi carburante e un aumento generale delle tariffe estive.

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La mancanza di carburante incide su voli e costi

Le compagnie low-cost risultano particolarmente vulnerabili, perché operano con margini ridotti e clientela sensibile al prezzo.
Il problema non riguarda solo l’Europa, l’Australia rischia di perdere oltre metà delle sue importazioni di carburante aereo e diversi Paesi asiatici stanno già limitando i voli, l’Africa dipende fino al 70% da carburante proveniente dal Golfo.


Anche se nel breve termine l’Europa dispone ancora di scorte sufficienti, gli esperti avvertono che la situazione potrebbe deteriorarsi già da maggio. Un elemento critico spesso sottovalutato è che il cherosene non può essere stoccato in grandi quantità negli aeroporti. Il sistema funziona “just-in-time”, basato su forniture continue tramite oleodotti e raffinerie.

Ciò significa che anche interruzioni brevi possono causare ritardi a catena, aeroporti senza carburante e limitazioni immediate ai voli.
Gli analisti parlano di una possibile “tempesta perfetta” per l’aviazione, a causa della domanda di viaggio ancora elevata e dei costi energetici in aumento le catene di approvvigionamento si stanno facendo limitate. Ci tocca perciò sperare in un miracolo perché se il conflitto dovesse prolungarsi i prezzi resteranno alti e le tratte meno redditizie potrebbero sparire perciò il traffico aereo potrebbe ridursi in modo selettivo.


La crisi del cherosene segna un passaggio cruciale per il trasporto aereo globale. Non si tratta più solo di volatilità dei prezzi, ma di una vulnerabilità strutturale del sistema.
Per i passeggeri, questo si traduce in una nuova realtà ossia, voli più costosi, meno frequenti e maggiore incertezza.
Per le compagnie, invece, è una sfida strategica che potrebbe ridisegnare le rotte e gli equilibri del settore nei prossimi anni.