(di Francesca Romana Riello). Vino sotto pressione, Coldiretti: “Liberarlo vale 1,6 miliardi.” All’ingresso di Casa Coldiretti a Vinitaly c’è una bottiglia avvolta da catene spezzate. Non è scenografia: è il punto di partenza del ragionamento che Coldiretti ha portato alla fiera veronese quest’anno.

Burocrazia, dazi e narrazioni: il costo nascosto per le imprese del vino
Il messaggio è senza troppi giri: burocrazia, dazi e narrazioni ostili al vino costano al settore 1,6 miliardi di euro. Non una stima evocativa, risorse concrete che, se liberate, tornerebbero direttamente alle imprese.
«Liberare il vino dalle catene della burocrazia, dei dazi e delle distorsioni che oggi penalizzano il settore non è uno slogan ma una necessità economica concreta», ha detto il segretario generale Vincenzo Gesmundo. «Parliamo di 1,6 miliardi di euro che possono tornare direttamente nelle tasche delle imprese».

Vino sotto pressione, Coldiretti: “Liberarlo vale 1,6 miliardi”
Il vino italiano vale circa 14 miliardi di euro e nel 2025 ha sfiorato gli 8 miliardi di export. Ma i numeri aggregati non raccontano tutto. Il mercato americano, primo sbocco, con circa il 23% dell’export, ha chiuso il 2025 con un calo del 9% in valore. Gennaio 2026 ha segnato meno 35%, febbraio meno 21%. Marzo lascia intravedere qualche recupero, ancora incerto.
«È un mercato che non si può perdere», ha detto il presidente Ettore Prandini. Coldiretti ha annunciato una missione a New York per giugno, puntando a rafforzare la presenza promozionale proprio dove le difficoltà si sono fatte sentire di più.
Il quadro strutturale, intanto, tiene. Le imprese viticole attive sono 241 mila, su 681 mila ettari, con il 78% della superficie destinata a produzioni a indicazione geografica. Il valore medio del vino italiano è cresciuto del 39% nell’ultimo decennio, segno di una scelta di campo, ormai consolidata, verso la qualità e l’identità territoriale, con centinaia di vitigni autoctoni difficilmente replicabili altrove.
Tra mercato e identità, la partita si gioca adesso
Sul piano culturale, Coldiretti ha ribadito il ruolo del vino nella Dieta mediterranea e ha preso posizione contro i modelli alimentari fondati su ultraprocessati e bevande energetiche. Una linea che prova a spostare il dibattito oltre la difesa di settore.
Le catene spezzate all’ingresso di Casa Coldiretti restano lì. Non come immagine, ma come domanda aperta.

