Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato il prof. Nino Galloni, economista , ricercatore presso l’università di Berkeley, già direttore generale del ministero del Lavoro, collaboratore dell’ economista post keynesiano Federico Caffè e autore di numerosissime pubblicazioni.

Prof. Galloni l’Italia del primo dopoguerra, la 1ª Repubblica, che meriti ha avuto nel contesto geopolitico dell’epoca, ma soprattutto in quello economico della nazione?
«Fino al 1981 le scelte dei politici della 1ª Repubblica ci hanno portato ad essere la 5ª potenza mondiale; ciò non era gradito a Usa, Inghilterra, Francia e Israele».
Che importanza hanno avuto nel secondo dopoguerra le partecipazioni statali?
«Le industrie che tendevano ad essere abbandonate dai privati, soprattutto di carattere strategico ma non solo, venivano comperate dallo Stato e fatte gestire da managers preparati con criteri privatistici; in questo distinguendosi dalle imprese pubbliche che dovevano solo rispondere a criteri di economicità».
L’operazione “mani pulite”, che portò alla fine dei vecchi partiti e del sistema che fino ad allora aveva retto l’Italia, che conseguenze ha avuto ? Quali furono a suo avviso i mandanti , gli esecutori e chi ne beneficiò?
«Il mandante di “mani pulite” fu lo stesso che volle il sequestro e l’uccisione di Moro, il divorzio tra Tesoro e Bankitalia del 1981, la svendita delle partecipazioni statali e le privatizzazioni, le riforme elettorali per allontanare i cittadini dai loro rappresentanti: gli Usa innanzitutto, ma anche l’Inghilterra e, in ultima analisi anche la Francia che, poi, si accanirà contro Gheddafi e Berlusconi, per non parlare di Craxi; il movente, insomma, è sempre lo stesso, indebolire l’Italia troppo competitiva nonostante le difficoltà che le nostre imprese devono ed hanno dovuto affrontare».

Nel 1993 partono le prime privatizzazioni con le cessioni di alcune importanti aziende alimentari IRI-SME cedute a Nestlè e Unilever, nel 1994 toccò a Nuovo Pignone-Eni per passare poi tra il 1993-94 alle banche pubbliche come Credito Italiano-IMI e Banca Commerciale. Queste ultime un patrimonio creato negli anni ’30 come lo stesso IRI a beneficio degli italiani. Ancor oggi le privatizzazioni vengono viste come la panacea per ogni male, oppure le possiamo definire un vero e proprio saccheggio della nazione italiana?
«Fu peggio di un saccheggio: un modello economico che tutti ci invidiavano e volevano imitare – soprattutto i Cinesi – furono abbandonate con gravi conseguenze per il Paese».

Azelio Ciampi e Romano Prodi, il primo a capo del primo governo “tecnico “nel 1993, il secondo a capo dell’IRI: come giudica l’azione dei due nella destrutturazione della nostra economia?
«La loro azione fu del tutto funzionale all’ accordo tra Kohl e Mitterrand (moneta unica europea con eccezione per il franco coloniale, in cambio della riunificazione tedesca) che non poteva reggere senza deindustrializzazione e indebolimento dell’ Italia, seconda economia continentale».

Prof. Galloni, l’Unione Europea sembra arrivata al proprio capolinea. Le guerre in corso stanno forse accelerando la dissoluzione di una struttura artificiosa e non politica. Come giudica questa fase e le ricadute che ha avuto Bruxelles sull’Italia con annessa moneta unica? Che ne pensa del ruolo di totale sudditanza dei vari governi, siano essi di centro sinistra o di centro destra?
«In effetti dobbiamo augurarci che un cambio di rotta sia all’orizzonte: abbiamo bisogno di un’ Europa forte, autorevole, consapevole della cooperazione con l’Africa, la Russia e l’Asia occidentale; un’Europa confederale in cui ognuno rispetti l’altrui sovranità, un’ Europa dei popoli».

Si parla sempre di debito pubblico in nome del quale si attuano misure restrittive di spesa pubblica, si toccano i diritti dei lavoratori, si penalizzano le aziende, in un‘azione costante di decrescita senza che questo “debito” scenda, anzi sale ogni anno. Quale è la sua opinione al riguardo? E come venirne fuori da questo circolo vizioso che oramai e diventato un mantra quasi dogmatico?
«Se il tasso d’interesse ovvero la crescita del debito superano sistematicamente quella del pil non c’è rimedio; ma le regole dell’ Unione europea ovvero il fiscal compact servono proprio a contenere salari e occupazione per far rispettare dette regole; è un suicidio voluto e

subito…»
Infine che ricette proporrebbe ad un governo che volesse rappresentare veramente gli interessi del Popolo italiano per cercare di raddrizzare la barca che sta sempre più inabissandosi nell’indifferenza pressoché totale di un “classe politica”, ma sarebbe giusto definirla impolitica, che vive alla giornata incapace di programmare anche un solo anno di governo?
«Come minimo, bisogna ripristinare una circolazione monetaria nazionale, parallela a quella dell’ euro; reintrodurre una banca europea che comperi una parte consistente dell’ emissione del debito pubblico di ciascun Paese per poi eliminarla alle scadenze; le banche centrali hanno sempre fatto così (si chiama retrocessione del debito e serve a renderlo sostenibile); ovviamente possono esserci anche misure diverse o più radicali, ma io mi accontenterei di salvare le famiglie e le imprese».

