(di Francesca Romana Riello).Magis, il caro energia spinge il sociale: le bollette sono tornate a pesare. Non ai livelli del 2022, ma abbastanza da rimettere in moto una richiesta di aiuto che in realtà non si era mai fermata. A Verona le domande di sostegno alle Caritas sono cresciute del 17% nell’ultimo anno. Non un picco, un andamento. E dentro quell’andamento cambia anche chi chiede: sempre più famiglie con un reddito, ma senza margine.
È da qui che il Gruppo Magis ridefinisce il proprio intervento sul territorio. La scelta più visibile è l’aumento delle risorse: il contributo alle Caritas di Verona e Vicenza raddoppia e arriva a 120 mila euro per il 2026. Ma il punto non è solo quanto si mette. Il Gruppo prova a spostare il baricentro: presa in carico delle famiglie, analisi dell’indebitamento, percorsi per evitare che la difficoltà diventi esclusione.
All’incontro veronese erano presenti Federico Testa, presidente di Magis, Stefano Fracasso, vicepresidente, e Alessandro Russo, consigliere delegato. Con loro Giorgio Mion, presidente della Fondazione AGSM AIM ETS, Matteo Tosetto, assessore alle Politiche sociali del Comune di Vicenza, e Fabio Segattini, consigliere del Comune di Verona. Sul fronte operativo e sociale, don Enrico Pajarin, direttore di Caritas Diocesana Vicentina, il diacono Alessandro Savio, vicedirettore e vicepresidente della Fondazione Diakonia Vicenza ETS, e Barbara Simoncelli, responsabile dell’area progetti della Caritas veronese.

Magis, il caro energia spinge il sociale
La convenzione con Caritas esiste da oltre quindici anni. Oggi viene ampliata e chiamata a reggere un peso diverso. Non solo contributi per pagare le bollette, ma interventi che il gruppo definisce “carichi di sicurezza”: strumenti per intercettare il bisogno prima che diventi emergenza.
Sul mercato, Magis rivendica una linea precisa: niente pratiche aggressive, offerte orientate alla soluzione più adatta per il cliente. Una scelta che pesa in un settore dove la competizione spesso si gioca su altre leve. Sul piano industriale, l’orizzonte resta ambizioso: un miliardo di euro di vendite nei prossimi cinque anni, con ritorni ai Comuni soci sotto forma di dividendi.
Sul territorio, però, il bisogno prende forme molto concrete. La cooperativa abitativa gestisce circa settanta appartamenti: metà per famiglie, metà per lavoratori in coabitazione, spesso stranieri che non riescono ad accedere al mercato della casa. Il modello è semplice: affitti garantiti ai proprietari e canoni sostenibili per chi entra. Le richieste arrivano a due o tre al giorno.
Altro fronte è l’integrazione lavorativa. La lavanderia sociale di Panta Rei, a Bussolengo, conta circa 250 clienti, applica prezzi di mercato e offre percorsi occupazionali a persone fragili: disabilità, ex detenuti, storie complesse. L’attività regge, ma paga un costo alto sull’energia. I pannelli solari aiutano, non bastano.

Dalle bollette all’abitare, la rete sul territorio
Dentro questa rete opera anche la Fondazione AGSM AIM ETS, che nel primo anno ha sostenuto oltre cinquanta progetti tra sport, inclusione e cultura. Il passo successivo guarda all’educazione. Il bando “Energie per educare” mette a disposizione 100 mila euro per scuole e terzo settore, con il fuoco sulla fascia 10-14 anni, quella dove la dispersione comincia a prendere forma.
È prevista anche una collaborazione con i Comuni di Verona e Vicenza per bandi territoriali mirati. I due enti, soci dell’azienda, riconoscono il quadro: costi in aumento, fragilità che crescono, bisogno di risposte coordinate. L’azienda pubblica viene chiamata a interpretare il territorio, non solo a gestirlo.
Resta però un limite, che gli stessi protagonisti mettono sul tavolo: nessun soggetto, da solo, riesce a intervenire su problemi strutturali. Il rischio è rincorrere le emergenze senza cambiare davvero le condizioni.
Per questo il sistema prova a stare insieme, servizi sociali, associazioni, fondazioni e impresa, anche se con equilibri ancora fragili.
Nel mezzo ci sono le persone che arrivano a chiedere aiuto quando il margine è già finito. E quelle che ancora resistono, ma sempre più vicino al limite. Ed è lì che si gioca la partita vera.

