Non ne vogliono sapere di diventare dipendenti del SSN

(Paolo Danieli) La riforma sanitaria potrebbe saltare per l’opposizione dei medici di medicina generale, comunemente chiamati ‘medici di famiglia’. Il nodo che il ministro della salute Orazio Schillaci non riesce a sciogliere sta proprio lì, nel rifiuto di passare dal rapporto di convenzione da liberi professionisti con il SSN a quelli di dipendenza.

L’avversione a quest’ultima ipotesi è nota da tempo. Ed il loro sindacato, la Fimmg, l’ha sempre espressa senza mezzi termini. Se diventassero dipendenti regionali verrebbe meno il rapporto fiduciario conio paziente che non avrebbe più la possibilità di scegliere il camice bianco che più gli dà fiducia.

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Un compromesso per far partire la riforma sanitaria

Allora il Ministero e le Regioni avevano trovato una quadra: i nuovi medici entrano nel Ssn come dipendenti, mentre quelli attualmente convenzionati che non vogliono passare al rapporto di dipendenza continuano così fino ad esaurimento. Un compromesso per salvare le Case di Comunità, che sono il cuore della riforma. In Italia, ma in Veneto la situazione non è molto migliore, sono dei gusci vuoti. Anche se esistono come edifici, funzionano solo al 4%. Troppo poco per far partire la riforma.

Ma i medici di famiglia rifiutano anche questa soluzione all’italiana. 

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I medici trovano sponde in FdI e FI

Il fatto politicamente più rilevante però è che negli stessi partiti della maggioranza che porta avanti la riforma cominciano a manifestarsi delle crepe, tanto che il responsabile delle politiche sanitarie di FdI Gemmato e addirittura il capo di Forza Italia Tajani si sono espressi controlli rapporto di dipendenza.

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Addio riforme?

Una bella grana per Schillaci, che vede svanire sotto gli occhi la riforma cui ha lavorato per tutta la legislatura e che, tra l’altro, è una necessità, se si voglio risolvere i problemi che affliggono il servizio sanitario. Ma un bel problema soprattutto per Giorgia Meloni che dopo la riforma della Giustizia uccisa dal referendum e quella del Premierato, derubricata a semplice modifica delle regole elettorali, si vedrebbe affossare, a pochi mesi dalla fine della legislatura, anche quella della Sanità che, come si sa, è uno dei problemi più sentiti dagli italiani.