(di Francesca Romana Riello) «Il sottotitolo parla di “dialogo futurizzante” perché in un mondo che cambia bisogna andare oltre tutti i vecchi schemi». Giordano Riello, quinta generazione del Gruppo Giordano Riello International e presidente di Nplus, azienda tecnologica nel monitoraggio strutturale, ha portato all’Ordine degli Ingegneri di Verona il libro scritto insieme all’economista Carlo Pelanda: “Gestire la discontinuità. Dialogo futurizzante tra imprenditore e professore,” edito da Rubbettino.
Ma più che il libro, al centro è finito il contesto: crisi in Medio Oriente, dazi di Trump, materie prime in fibrillazione. Uno scenario che Riello ha letto senza forzature, tenendo insieme tensioni e margini di tenuta.
La scelta di presentarlo all’assemblea degli ingegneri non è stata casuale. Il libro nasce per inquadrare le discontinuità storiche in corso: geopolitica, clima, intelligenza artificiale, struttura del credito e il presidente dell’Ordine, Matteo Limoni, alla sua ultima assemblea di mandato dopo quattro anni, ha spiegato perché: «Un panorama geopolitico instabile si riflette sul lavoro quotidiano di tutte le categorie. Il confronto tra Giordano Riello e Carlo Pelanda aiuta a capire come trarre opportunità e visioni inedite dalla cornice storica».
Sull’attualità immediata, Giordano Riello ha preso posizione netta: «Dal petrolio alle materie prime, credo che entro fine anno si tornerà a una serenità finanziaria». La tensione sui mercati azionari, nella sua lettura, è una fase più che un punto di rottura.

Mercati e discontinuità, il nodo imprese: geopolitica e scenari economici
Il punto, per Giordano Riello, è che « Non viviamo un’epoca di cambiamento, bensì un vero e proprio cambiamento d’epoca », per quanto riguarda il quadro geopolitico: «Quanto accade in Medio Oriente deriva dal grosso braccio di ferro tra Usa e Cina, con l’Iran strumento per creare tensioni ma anche opportunità». E ancora: «La situazione iraniana, nella sua complessità, pare molto più gestibile di quanto si percepisca».
A pagare il prezzo più alto, ha aggiunto, è soprattutto la Cina: metà del suo petrolio arriva dall’Iran. «L’Europa, senza una vera autorevolezza politica, è schiacciata tra le due potenze».
Carlo Pelanda ha affiancato questa lettura con dati di sistema: oggi una cinquantina di Paesi hanno un interesse convergente a non lasciare che una crisi locale nel Golfo produca effetti globali. «Le probabilità parlano di una ricomposizione», ha detto. «Pur restando una guerra fredda tra America e Cina, in questo momento c’è un accordo diffuso per chiudere questa crisi».

Impresa, rischio e credito
Il passaggio più concreto resta quello sulle imprese. Ed è qui che Giordano Riello è tornato più volte: «Tutti i temi politici, ambientali e industriali attuali stanno seguendo queste dinamiche». Un punto che sposta il discorso dal livello globale alla gestione quotidiana. «L’imprevedibilità di Trump produce altrettanta imprevedibilità sul piano internazionale». Non è uno sfondo, ma una variabile operativa con cui chi fa impresa deve fare i conti ogni giorno.
Carlo Pelanda ha declinato questa pressione su tre fronti: capire quali sono i confini sicuri del proprio mercato internazionale, scegliere quale tipo di intelligenza artificiale aumenta la produttività, affrontare i costi della politica ambientale; dai fenomeni meteorologici estremi al rischio idrogeologico, con il tema delle assicurazioni ancora aperto in Italia.
Sul credito, la distanza tra Europa e Stati Uniti resta marcata. In America circa l’80% del credito alle imprese passa attraverso fondi privati; in Europa la quota bancaria è ancora dominante, con regolazioni che comprimono la capacità di capitalizzazione. La strada indicata è quella della «complementarietà fra finanza d’investimento e finanza creditizia»: «Con il credito bancario da solo», ha spiegato Carlo Pelanda, «non riusciamo a dare il capitale giusto alle aziende per ingrandirsi e guardare oltre».
A chiudere, il bilancio di mandato di Matteo Limoni: «Sono stati quattro anni positivi per le attività svolte e i contatti generati». Ma il senso dell’incontro sta nella direzione presa: aprire il confronto per leggere meglio un contesto che cambia. E su questo Giordano Riello è stato netto: anticipare il cambiamento, più che inseguirlo, resta il vero margine competitivo.

