(Antonella Traina) Chiara è una ragazza dagli splendidi occhi verdi e i capelli rossi. Splendida all’apparenza, ma che dentro di sé nasconde il buio. Chiara è la protagonista di ‘Chiara come il buio’, l’ultimo romanzo di Gianfranco Iovino e che ha come tema l’autismo.
Chiara, la protagonista, infatti è autistica e il buio che compare, come ossimoro, nel titolo è il disagio che le provoca questa particolare stato.
Il libro è stato presentato lo scorso 18 aprile, nella biblioteca civica, alla presenza anche della psicologa Ilenia Bozzola e di Cristina Bosio, presidente della Fondazione cuore blu e di Elisa La Paglia, assessora alle biblioteche, alle politiche educative e alla salute e servizi del Comune di Verona. Questo di Iovino è l’ottavo romanzo che ha sempre affrontato, nella sua produzione, temi di scottante attualità e dal forte impatto emotivo. Tutti i proventi delle sue opere sono sempre stati devoluti ad associazioni benefiche legate agli argomenti trattati nei libri.
Questa volta l’autore si avvicina all’autismo e ne tratta con la delicatezza e l’empatia che caratterizzano tutta la sua scrittura. Quella descritta nel volume è una storia di autismo, appunto, e di come questa, che oggi è considerata una patologia, complichi e impedisca la vita di chi ne è affetto, ma, contemporaneamente è anche una delicata storia d’amore e di riscatto. Chiara, infatti, nel suo difficile percorso, nella sua analisi di sé stessa, trova un insperato aiuto e supporto in Lorenzo, un uomo adulto, segnato dalla vita ma che nel supportare questa giovane ragazza trova un proprio personale cammino di sviluppo e di crescita.
«All’interno di questo libro si incontreranno due mondi -, spiega Susanna Carli, giornalista e moderatrice dell’incontro-. «Quello di Lorenzo e quello di Chiara. A lui spetterà l’arduo compito di far vedere che l’amore vince su tutto, anche sulle oscurità che attanagliano l’animo di Chiara».
«Di mestiere faccio altro-, si è spiegato Gianfranco Iovino.- La scrittura è una passione ma un romanzo, per essere scritto, richiede rispetto perché entrerà nelle case delle persone che lo leggeranno». E in questo rispetto sta la genesi lunga di Chiara come il buio, tre anni, serviti all’autore ad approfondire la conoscenza di un tema delicato come quello dell’autismo.
Lo spunto per il romanzo nasce da un episodio di vita reale. «Alla fermata dell’autosbus ho visto una bambina, accompagnata dalla madre, che gesticolava in maniera convulsa-, spiega Iovino -. Un amico mi spiegò che probabilmente era autistica e lì, mi si accese a lampadina, nacque l’idea del romanzo. Oggi, grazie al cielo abbiano fatto progressi enormi anche nel considerare queste persone, che, una volta erano totalmente marginalizzate dalla società».
Il libro quindi come un modo per far conoscere a sempre più persone questo stato della personalità da cui non si può guarire.
Che cos’è l’autismo?
Ma che cos’è l’autismo? Alla domanda risponde la psicoterapeuta Ilenia Bozzola. «In realtà dovremmo parlare di disturbo dello spettro autistico perché c’è una grandissima soggettività e non possiamo identificarlo con un’etichetta e una definizione univoca- specifica-. Di per sé l’autismo è un termine che descrive un funzionamento, la persona che nasce con l’autismo nasce in questo modo. Non è una malattia ma può essere diagnosticata anche in tenera età ed è uno stato che accompagna la persona per tutta la sua vita»-
«Ci sono delle caratteristiche comuni-, continua Bozzoli-. E riguardano soprattutto la comunicazione e l’interazione sociale. Spesso le persone con spettro autisticohanno difficoltà a cogliere un linguaggio che non sia del tutto chiaro, come l’ironia, o l’incapacità a leggere le espressioni del viso»-
Ma le persone con spettro autistico hanno anche una sensorialità particolare riguardo ad esempio a suoni, odori, sensazioni tattili. Spesso faticano a stare in luoghi molto affollati, temono anche le cose imprevedibili. All’interno di questa cornice ci sono persone con un QI altissimo e un’autonomia normale, altre invece no.
Cristina Bozio è la presidente della Fondazione Cuori blu di Verona. Una associazione che nasce dalla volontà di quattro mamme che, già agli inizi degli anni 2000, si sono resse conto della necessità di unirsi per aiutare i propri figli. «Ci siamo rese conto che c’era bisogno di costruire percorsi specifici non solo per i nostri figli, ma anche che coinvolgessero anche l’ambiente in cui le persone affette da autismo dovevano vivere», racconta. «La famiglia deve essere affiancata ed aiutata a costruire una relazione, ad avere una interazione con queste persone che invece, spesso, non ne sono capaci».
