(Angelo Paratico) La battura “scherza coi fanti ma lascia stare i santi” è spesso risuonata in Arena grazie a Puccini, ma lo showman livornese Paolo Ruffiini pare averlo dimenticato nel suo spettacolo, sabato 2 maggio, che ha fatto il tutto esaurito in Arena. Questo perché lui è contrario al politically correct (ma solo quello di un certo tipo) e che comunque “sono cazzi vostri” se vi offendete. Per usare un suo francesismo. Ma pure chi scrive è contrario al suo politically correct senza senso e senza rispetto.
Abbigliati in foggia ecclesiastica, preti, cardinali e suore, fra cui una ragazza down che si è tolta la gonna, danzando in mutande, si sono esibiti con un gran uso di turpiloquio. I ragazzi e le ragazze Down che hanno interpretato le loro parti sono stati portati sul palcoscenico proprio perché Down, nonostante fossero Down. Hanno recitato bene le loro parti usando la parola cazzo e topa, con dovizia, per stupire e turbare gli spettatori.

L’Arena era gremita di spettatori e i biglietti erano stati prevenduti nel giro di quattro giorni, nonostante i prezzi elevati. Paragonati al livello dello spettacolo e alla scomodità del luogo, era davvero troppo. Ci trovavamo sulle gradinate numerate, strettissime e dalle quali sarebbe quasi impossibile uscire in caso d’emergenza.
Abbiamo visto dei veri sacerdoti fra il pubblico e i richiami a Dio sono stati numerosi, sia a livello di battute che di elucubrazioni teologiche ed etimologiche (e che diamine, il Ruffiini ci ha detto di aver frequentato il Liceo Classico).
Non si è ben capito la necessità di uccellare preti e suore, offendendo tutta la brava gente che ci crede davvero, in cambio di un generico spirito d’amore e di pace universale, frutto di un astratto deismo.
Lo spettacolo di Paolo Ruffini e Federico Parlanti in «Din Don Down – Alla ricerca di (D)io» è un’ottima occasione per tante persone confuse, di avere la conferma di essere nel giusto. Rispondevano tutti come marionette ai suoi comandi: alzatevi in piedi, agitate le mani, ballate. Scattavano su e si dimenavano.
Il Ruffini ha dichiarato, inter alia, di odiare i vegani e poi ha chiamato sul palco una vegana scelta fra il pubblico e un idraulico bresciano in sovrappeso. Notando la sua ampia pancia, non ha resistito a chiedergli quando era stata l’ultima volta che aveva visto il suo uccello.
Tutto questo spettacolo, secondo il Ruffini, servirebbe a normalizzare coloro che sono affetti da sindrome di Down: metterli su un palco, farli recitare e poter ridere di loro, per i loro numeri e le loro parole che in condizioni normali non pronuncerebbero mai. Addirittura un ragazzo down è stato messo sulla Croce.

Alla chiusura dello spettacolo, sono seguiti dieci minuti di applausi e il Ruffini ha esclamato: “Non so se c’è Dio, ma ci siete voi, ci siamo noi”.
Credo che molti siano usciti pieni, come noi, di un profondo imbarazzo e noi crediamo che solo successivamente si siano resi conto di aver partecipato a una sorta di “messa nera”, perché le ghignate scaturivano dal dileggio di qualcuno o di qualcosa e dunque dalla cattiveria.
